Huila (Colombia): paese che vai, violenza del governo che trovi

21 02 2012

Per la costruzione della centrale idroelettrica El Quimbo nella regione di Huila (sud est della Colombia) il governo colombiano, assieme alle transnazionali ENDESA, ENEL, EMGESA , ha attaccato con violenza le comunità di pescatori, minatori e contadini che vivono sulle sponde del fiume Magdalena e che da esso traggono le loro forme di sostentamento giornaliero.

Le immagini del video riguardano uno degli sgomberi effettuati dalla polizia colombiana nei primi giorni di febbraio (2012), con le solite modalità: gas lacrimogeni sparati sulle persone, violenza gratuita sui più deboli (bambini, anziani, donne incinta).

E come sempre non manca un’azienda italiana, in questo caso l’ENEL: noi con le nostre bollette finanziamo la distruzione dell’ambiente e la violenza su altri popoli.





W I TUTORI DELL’ORDINE Il ballo della digos

18 02 2012





la situazione in Grecia: comunicato dei Comunisti Libertari di Atene

14 02 2012

Siamo stati “misurati” ancora una volta….e le nuove misure di austerita sono ormai un fatto

 Non si puo fare un riassunto , cosi, alla breve, della situazione che c’è in grecia oggi.
Delle cose che sono successe questi ultimi giorni.
Ieri sera, un ex presidente dell parlamento, ha elencato tutti i mali che avrebbero colpito il popolo greco se non sarebbe stata approvata la nuova legge: fame , miseria e freddo, dato che secondo lui, non ci saranno i soldi per importare cibo e petrolio (come se i capitalisti avessero lasciato un euro dei loro guadagni in grecia1, mica sono stronzi come il popolo che e rimasto senza soldi e che gli succhiano il sangue con le tasse….), guerra (con la turchia) etc “flagellum dei”
Un giornalista ha scritto che, l’unica cosa che non hanno annunciato e l’alba dei morti viventi.
Un altra cosa che non hanno annunciato, dico io, sono le botte ed i lacrimogeni, perche quelli ci sarebbero stati comunque, approvata o no la legge.
Solo che, stavolta, la gente ha reagito. E per la prima volta, il bilancio dei feriti, almeno quello “ufficiale” e quasi alla pari, tra le due parti. Merito anche della polizia; nella manifestazione di ieri sera c’era tantissima gente per strada (forse piu di 250.000 persone) e la polizia ha cercato prestissimo di evaquare piazza syntagma con il risultato di “imbotigliare” la gente nell centro di  Atene gomito a gomito e quindi forzarla a reagire dato che non poteva ritirarsi, cosa che ha creato scontri in piu di 20 fronti contemporaneamente. Dato che ormai qua la gente e abituata agli scontri con la polizia durante le manifestazioni, la reazione e stata molto tenace. Anche la tecnica degli scontri sta facendo grandi passi avanti: In un caso 5 moto della polizia che caricavano i manifestanti  sono andate contro una corda tirata tra due pali a mo di trappola. Naturalmente i motociclisti sono caduti, e le hanno prese di santa ragione.
Naturalmente, grazie ai mass media (che nulla dicevano delle cariche della polizia e della gente, ma che ripetevano continuamente un delirio sulla povera Atene distrutta dai vandali),  oggi di nuovo si sentono cori di varii idioti “indignati” per via delle 50 banche bruciate (stronzate dell tipo “chissa quanta povera gente che lavorava in quei negozi –nessuno parla di banche- ha perso il lavoro”, senza pero dire che con le nuove misure di austerita il lavoro lo perdera comunque tantissima gente).
Ma la realta, trova la sua strada spontaneamente, si sa: nell mezzo dell dilemma “memorandum” o “no memorandum”, “prestito” o “fallimento”, nascono da sole le vere alternative. I problemi veri, quelli della gente, e non i falsi ideologici dei politici che secondo l’orientamento politico vorrebbero fare della grecia un paradiso speculativo oppure una Cuba dell mediterraneo, costringono la gente ad organizzare la sua vita in un altro modo.
Per la prima volta nella storia della Grecia moderna, l’autogestione non è una novità. Nessuno si stupisce ormai di niente:
“ – L΄emmitente radio della chiesa ortodossa per poco non veniva occupata
    -Sai che novita… l’emmitente televisiva ALTER è occupata e autogestita dai lavoratori, L’ospedale
    di Kilkis e occupato e sotto il diretto controllo dei lavoratori., nessuno non sa quante aziende si
    trovano in sciopero oppuro sono state occupate.”
          “-Non ho un euro in tasca e mi telefonano dalla banca per il prestito
           -Mandali a quel paese;fanno tutti cosi, mica sei unico”
          “-Non ho soldi per pagare le imposte straordinarie…
           -E che te ne frega? Non pagarle, mica sei l’unico? Che vuoi che ti facciano???
         “-Mi taglieranno la corrente, non avevo soldi per pagare la bolletta2..
          -Riallaciala da solo. Se non sai farlo, telefona ai “non pago”, ti diranno loro come fare”
Questo e un momento di tragica auto -conoscenza. La gente che credeva di vivere nell paradiso capitalista che non morira mai, si rende conto che non è salita sull Eurorail, ma sull treno per i campi di lavoro. E capisce a suon di licenziamenti, debiti, sfratti e qualche volta di botte, che se non risponde ai colpi, non perdera solo la dignita, ma molto di più.
Ma ha ancora legami con il passato. Ancora qualche speranza, che si potra ritornare nell paradiso dei giochi olimpici. Che tutto e solo un brutto sogno. E, purtroppo come il gabbiano jonathan livingston, se non va a sbattere contro la spiaggia con mille all’ora, non riuscira a capire che cosa puo fare, che cosa deve fare.
Ed e brutto, veramente brutto, dover dire a gente ridotta cosi, “io te l’avevo detto”, non per sfotterla ma per farlo ragionare, fargli capire che si, avevamo ragione noi, e se non si cambia strada e modo di fare subito, sara ancora peggio. Perche c’è ancora chi crede che i dimostranti sono i cattivi e la polizia i buoni, e che l’incendio si fermera nella casa dell vicino…
1Una frase da notare, durante il “dibattito” di ieri nell parlamento, di G.Papandreu, ex primo ministro: “Dall tempo dell primo prestito (ndr: cioe meno di un anno fa) sembra che piu di 70 miliardi siano stati trafugati in svizzera ed altri paradisi fiscali” Cioè, traduco io, in meno di un anno, i ricchi di questo paese, hanno trafugato piu soldi che quelli che lo stesso paese ha preso in prestito dagli strozzini internazionali (1o prestito=63 miliardi), naturalmente senza pagare un centesimo di tasse. .Perche le tasse, ovviamente, sono solo per il popolo.
2Una tassa speciale sulla proprieta immobiliare va pagata con la bolletta della corrente elettrica. In grecia la piccola proprieta e molto diffusa, e generalmente quasi tutti hanno una casa “di famiglia”. L’idea della tassa sulla proprieta immobiliare non è, a se per se, unàidea cattiva se non fosse che e l’ennesima tassa imposta e che ormai, solo i ricchi hanno soldi per pagarla. Se non paghi la tassa, ti tagliano la luce, cosa che penalizza proprio i piu deboli come i pensionati etc. I lavoratori della compagnia eletrica hanno dichiarato che non taglieranno la corrente a nessuno, e quindi il tutto e passato come appalto a delle ditte private, molte delle quali, dopo aver ricevuto la “vistita di cortesia” di compagni ed altri (per esempio cittadini armati di fucili a Creta) hanno deciso che era meglio non proseguire.




WE DON’T NEED NO EDUCATION? Liberi di imparare: esperienze di pedagogia libertaria

13 02 2012

“I bambini non hanno bisogno di programmi scolastici sempre più complessi, ma di avere ampio accesso al mondo reale. Hanno bisogno di tempo e spazio per riflettere sulle esperienze che vivono e di usare la fantasia e il gioco per trarne significati.
Hanno bisogno di un consiglio, di mappe di viaggio, di guide che li aiutino nel cammino, nella ricerca del luogo dove desiderano andare, e non dove noi vorremmo condurli.
Soprattutto, hanno bisogno di cercare ciò che essi vogliono e trovare da soli ciò che cercano”.  John Holt (1923-1985) insegnante, trad. da  “Teach Your Own”

Il percorso scolastico ed educativo che viene offerto ai nostri bambini è  il migliore e l’unico possibile?
Il sistema dei voti e delle punizioni, comunemente usato nella scuola dell’obbligo è davvero il più efficace?
La scuola così come la conosciamo è rispettosa dei tempi di apprendimento e delle differenze di ognuno?
Che cosa di tutto ciò che ci viene insegnato in modo coercitivo ricordiamo davvero ed utilizziamo nella vita?
La pedagogia libertaria parte da queste ed altre domande e prevede un cambio di prospettiva che mette al centro prima di tutto il bambino inteso come individuo libero: l’adulto non si pone come detentore di un sapere che gli è stato tramandato e che deve “inculcare”, ma si propone di accompagnare ognuno nel meraviglioso percorso della conoscenza.
Durante l’incontro presenteremo alcuni autori ed esperienze di scuole autogestite, sia passate che presenti, per capire che cosa sia stato possibile    ieri e cosa sia possibile fare oggi.

SABATO 25 FEBBRAIO ORE 17:00 SALA DI RAPPRESENTANZA DEL COMUNE DI CARRARA

Interverranno:
Giulio Spiazzi – della scuola autogestita Kiskanu di Verona (attiva dal 2004, con un percorso scolastico che prevede elementari e medie)
Gabriella Prati del gruppo di educazione libertaria i saltafossi dell’associazione il volo /merzbau di Bologna (scuola attiva dallo scorso anno)
Maria Carlotta Pucci della scuola familiare di Caniparola (Sp – 2003 -2008)

A SEGUIRE APERITIVO

Alcuni riferimenti:

Le esperienze di Summerhill, Don Milani, Mario Lodi, Reggio children, Tagore, Januz Korczak, Edgar Morin (“I sette saperi necessari all’educazione del futuro”), i diritti dei bambini sanciti dalla carta dei diritti dell’ONU; la “walden school” di Berkley (California) e la scuola libertaria di Bonaventure dell’isola di Oleron (Francia).

Bibliografia

Francesco Codello, VASO, CRETA O FIORE? Né riempire, né plasmare, ma educare, Ed. La Baronata, 2005;

Francesco Codello, La buona educazione, FrancoAngeli, Milano, 2005

Filippo Trasatti, Lessico minimo di pedagogia libertaria, Elèuthera, Milano, 2004

John Holt, How children learn, Delacorte Press, 1983; Revised ed.

Janusz Korczak, Il diritto del bambino al rispetto, Luni, Milano, 1999

Alexander Neill, I ragazzi felici di Summerhill, Red, Como, 1990;

La farine et le son: Bonaventure, bilan d’une république éducative libertarie, ed du Monde libertarie (Paris1999)

Francisco Ferrer y Guarda un rivoluzionario da non dimenticare casa editrice vulcano (1993)

Sebastien Faure Ecrit pedagogiques, ed du Monde libertarie (Paris 1992)

Nathalie Bremand Cempuis une experience d’education libertaire a ‘epoque de jules Ferry ed du Monde libertarie (Paris 1992)

Freire Paulo la pedagogia degli oppressi Mondadori, Milano 1973

 Ilich Ivan, Descolarizzare la società, mondadori, Milano, 1974

Stiner Max, Il falso principio della nostra educazione, Anarchismo, Catania, 1981

Scuola di Barbiana, lettera ad una professoressa, Lef Firenze, 1967

Il bambino fra autorità e libertà, rivista Volontà, Milanon.3/1992

Tolstoj Lev, Quale scuola, Mondadori, Milano,1978

Sitografia:

http://www.educazionelibertaria.org/

http://www.eudec.org/home/

http://www.idenetwork.org/index.htm

http://www.summerhillschool.co.uk/

http://www.eudec2008.org/en/

http://www.holtgws.com/index.html





Solidali con i NoTav

31 01 2012

Carrara, 28 gennaio 2011 – breve resoconto proiezione filmato “Fratelli di TAV”.

Sabato 28 gennaio, per iniziativa di alcune compagne/i solidali con le vittime della caccia alle streghe ordita nei confronti dei compagni impegnati nella lotta contro la devastazione del territorio e capitanata dal procurator Caselli, ha avuto luogo la proiezione del documentario informativo “Fratelli di Tav” di Manolo Luppichini e Claudio Metallo. Il documentario, disponibile anche in rete, è stato oggetto di tentativi di censura anche da parte della Ferrovie dello Stato, sotto forma di minacce di querela, ed è dedicato a Sole e Baleno, le prime vittime del movimento No Tav, trovati morti “suicidi” nel 1998, e sulle cui vicende è stato pubblicato il libro “Le scarpe dei suicidi” (Autoproduzioni Fenix) proprio a cura di Tobia Imperato, guarda caso uno dei compagni attualmente vittime del recente attacco repressivo.

L’iniziativa ha goduto di buona partecipazione da parte di compagni e compagne e simpatizzanti interessati all’argomento. La rapida organizzazione è stata resa possibile anche grazie alla collaborazione del circolo Arci “‘l Concasser” di Carrara, che ha messo a disposizione locali e apparecchiatura per proiezione audiovisivi, e dell’Associazione Biblioteca Archivio Germinal, che ha reperito e fornito il documentario.

L’incaricato





ALTRI MONDI SONO POSSIBILI? Pescomaggiore (L’Aquila) ecovillaggio autocostruito

18 01 2012

Con buona probabilità sarà con noi durante l’iniziativa dedicata alla rivoluzione ecologica e alle Transition Towns un rappresentante di Pescomaggiore, piccolo borgo terremotato, distante 15 km da L’Aquila. Gli abitanti di questo paese si sono rifiutati di lasciare il luogo dove hanno sempre vissuto e si stanno autocostruendo le case secondo i principi della bioarchitettura. Le strutture delle case sono in legno, i tamponamenti in paglia, il riscaldamento è a legna e l’energia elettrica è fornita da pannelli fotovoltaici e tutto è realizzato dalle stesse persone che dovranno abitare queste case, con l’aiuto di volontari. Uno degli aspetti più interssanti sta proprio nell’esperienza dell’autocostruzione e nella ‘ritessitura’ della collettività attraverso la collaborazione e la condivisione.

 





ALTRI MONDI SONO POSSIBILI? Rivoluzione Ecologica e Transition Towns

16 01 2012

Sul petrolio si basa tutto il sistema industriale e quindi economico della nostra società, dai trasporti all’agricoltura, con conseguenze disastrose per l’ambiente e per la nostra salute. Ma le riserve di questa miscela di idrocarburi non sono infinite e dopo il raggiungimento del picco massimo di sfruttamento non potrà che esserci un rapido declino. A questo punto trasformare la nostra società non sarà più una scelta ma una necessità.

Di quali possano essere le strade percorribili per attuare il cambiamento ne parliamo con Selva Varengo, studiosa del pensiero di Murray Bookchin e autrice di un volume a lui dedicato, dal titolo La Rivoluzione Ecologica (Edizioni ZIC), e ci confronteremo con le esperienze delle Transition Towns ovvero le città in transizione.

Murray Bookchin con netto anticipo rispetto ai movimenti ambientalisti, pubblica nel 1952 un saggio in cui delinea l’incombente crisi ecologica a cui avrebbe portato il sistema economico capitalista. Il merito di questo pensatore libertario risiede non solo nell’aver criticato in modo profondo la società attuale, in cui prevale la logica del dominio dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura, ma soprattutto nell’aver indicato la strada da intraprendere, attraverso i principi dell’ecologia sociale. Nel 1984 viene invitato a Carrara dal Circolo Anarchico, allora impegnato nella lotta contro la Farmoplant Montedison, per affrontare in un dibattito il tema della crisi ecologica e le soluzioni possibili. Il pensiero ecologista di Bookchin è un pensiero rivoluzionario poiché presuppone uno stravolgimento sostanziale della società, legando indissolubilmente la questione ecologica a quella sociale, l’ecologia sociale è così definita proprio perché riconosce che tutti i problemi ecologici derivano da problemi sociali, e che i primi non possono in alcun modo essere trattati separatamente dai secondi, che ne sono la causa e l’origine.

L’idea di una città in transizione e la sua successiva realizzazione nasce dall’ambientalista ed esperto in permacultura Rob Hopkins negli anni 2005 e 2006. Riuscire a transitare come collettività da una società che si fonda sul petrolio ad una che può scegliere le fonti energetiche migliori per l’uomo e per l’ambiente, è la sfida del movimento. La transizione, come prospettato da Bookchin non riguarda solo l’approvvigionamento energetico ma coinvolge tutti i settori della società: l’educazione, l’economia, la salute, i trasporti, l’agricoltura, i rapporti tra gli individui. Il movimento delle Transition Towns ha fra i valori fondanti l’autogestione del proprio processo trasformativo e la condivisione.

Una vita senza petrolio può essere più godibile e soddisfacente dell’attuale? Noi crediamo di si.

L’INCONTRO SI SVOLGERA’ NELLA SALA DI RAPPRESENTANZA DEL COMUNE DI CARRARA, SABATO 21 GENNAIO ALLE ORE 17:00

A SEGUIRE APERITIVO





Si è spento Giovanni Pedrazzi sindacalista CIAO PEDRO

9 01 2012

Si è spento a Carrara l’otto gennaio, in seguito a una grave malattia Giovanni Pedrazzi.

Pedrazzi e Barroero durante il convegno su Alberto Meschi. maggio 2009 Germinal Carrara

Nato a Miseglia il 17 ottobre 1938 all’età di 16 anni è al lavoro in cava a fianco del nonno materno Fortunato dal quale, oltre che dal padre e dallo zio, impara le prime nozioni del mestiere. Tre anni dopo, dietro pressione dei genitori, lascia le cave per l’edilizia e si specializza in impianti elettrici condominiali. Da quel momento ha inizio la sua attività politica e sindacale: è fra i fondatori del consiglio di fabbrica Edili e contribuisce a lanciare una coscienza antinfortunistica nei cantieri. Questa caratteristica lo distingue anche nel costruendo stabilimento Montedison, ove lo si vedrà alla testa dei lavoratori delle imprese, protagonisti di 17 giorni di sciopero ad oltranza (1978). Chiamato al lavoro a tempo pieno dal sindacato Confederale, segue i Lavoratori del Mare. Organizza tre giorni di sciopero per i marittimi delle navi cartiera di Arbatax; sigla con Assomarittima il primo integrativo provinciale; fa sequestrare navi battenti bandiera ombra, ponendo un argine al supersfruttamento della categoria. Chiamato alla sede centrale, gli viene affidato il settore del commercio nel quale si distingue per la vertenza Standa. Causa una malattia del funzionario che seguiva il settore marmo, viene indicato provvisoriamente di occuparsi di tale ambito lavorativo. Questa “provvisorietà” lo ha visto fino all’ultimo dei suoi giorni attivista col Cobas del Marmo.(da Racconti di Paese, Giovanni Pedrazzi, Ed. Coop. Tipolitografica Carrara, 2003)

“Pedro”, come veniva confidenzialmente chiamato, vista la sua spiccata esigenza di libertà e giustizia negli anni ’80 si è avvicinato al movimento anarchico stringendo un forte legame con Alfonso Nicolazzi insieme al quale ha organizzato e partecipato a svariate lotte sul territorio nonchè convegni e commemorazioni del sindacalista anarchico Alberto Meschi. Soffrì tantissimo della scomparsa di Alfonso il quale aveva introdotto l’”usanza” di riservargli uno spazio sul palco del Primo Maggio per gli aggiornamenti delle lotte da lui condotte nelle cave ma non solo. Usanza che è stata mantenuta fino al Maggio 2011. A Carrara era molto popolare per la sua tenacia, umanità e testardaggine nel condurre le lotte. Sempre al fianco dei lavoratori, degli anziani e dei più deboli è stato protagonista oltre 30 anni fa’ di una protesta a Marina di Carrara per rivendicare i diritti dei bagnini. E’ stato promotore del Comitato Anti Gaia e l’anno scorso aveva iniziato un percorso molto difficile per contrastare la ristrutturazione del soccorso cave. Ultimamente era molto impegnato affinchè venisse riconosciuto il lavoro in cava come usurante, arrivando a proporlo in parlamento. Negli ultimi anni aveva pubblicato un romanzo in due volumi: Racconto di Paese, una storia di pura fantasia dalla quale emerge la sua forte necessità di libertà, uguaglianza e giustizia. Carrara perde una grande persona, un amico e un fedelissimo compagno. Fra le sue ultime volontà quella di avere un funerale anarchico.

I funerali si svolgeranno il 10 gennaio alle ore 9 con partenza dall’obitorio dell’ospedale di Carrara. Gli anarchici lo accontenteranno accompagnandolo alla sua ultima dimora stringendosi affettuosamente a i figli e alla moglie.

Ciao Pedro

Fidenza

Pedrazzi e Ferrari durante il convegno su Alberto Meschi. maggio 2009 Germinal Carrara





Buon 2012

1 01 2012

Manifesto del Fondo Fiaschi





Chiedi diritti ti danno psichiatria

24 12 2011

G.B. è un ragazzo di 35 anni, vive a Pisa, i problemi che lo affliggono sono gli stessi che affliggono troppi ormai: anni di precariato alle spalle, poi un lavoro part-time a tempo determinato ed una causa per mobing  in corso.
Su di lui grava una vecchia diagnosi psichiatrica risalente al 2006 anno in cui per la prima volta veniva ricoverato con la forza in seguito a degli attacchi di ansia seguiti alla morte del padre ed alla conseguente fine dell’attività lavorativa paterna nella quale lavorava.
Da allora inizia il suo calvario, invece di aiutarlo le istituzioni preposte gli rendono la vita ancora più difficile. I pregiudizi che diagnosi di questo tipo si portano appresso rendono ancora più difficile, quasi impossibile, trovare lavoro, ma G. essendo in grande difficoltà accetta di farsi inserire nelle categorie protette del lavoro. Questo fatto gli permette però di lavorare solo part-time e non arriva lo stesso a fine mese, dovendo pagare minimo 300 euro di affitto. A questo punto G. fa richiesta di alloggio popolare e si rivolge ai sevizi di assistenza sociale per avere un sostegno. La soluzione che gli viene fornita è il ricovero in una struttura residenziale psichiatrica e la nomina di un amministratore di sostegno. Una soluzione questa che avrebbe comportato lo sradicamento dalla sua vita sociale, l’imposizione di ritmi di vita controllati dalla struttura e l’amministrazione da parte di una terza persona del suo denaro, in poche parole la perdita di ogni autonomia e dignità. Per non vedersi costretto ad accettare la proposta indecente dei servizi sociale G. decide di occupare un appartamento abbandonato dove nel frattempo stabilirsi in attesa di un alloggio popolare; questo avveniva circa tre-quattro mesi fa.

Come se non bastasse a tutti questi problemi se ne somma un altro ancora: la necessità di un’operazione chirurgica, che non può essere ulteriormente rimandata e che richiede mesi e mesi di convalescenza, una convalescenza che di certo non può essere affrontata in mezzo alla strada.

Scoraggiato, vedendosi negare il diritto alla casa, il diritto al lavoro e il diritto alla salute si è rivolto nuovamente alla psichiatria: si è ingenuamente recato al CIM, il centro territoriale di igiene mentale, per chiedere allo psichiatra che lo segue da anni che gli venisse riconosciuta la sua sanità mentale; con la speranza di potersi liberare una volta per tutte dallo stigma psichiatrico e di poter far andare la propria vita in una nuova direzione. G. non sapeva che in psichiatria la guarigione non è contemplata.
Dopo il colloquio, una volta rientrato a casa, si è ritrovato circondato da un folto drappello di persone che gli intimavano di dover andare con loro in psichiatria. Al nostro arrivo abbiamo trovato quattro poliziotti municipali, otto vigili del fuoco, due operatori della croce rossa, due funzionari dell’ASL e lo psichiatra che ha ordinato il TSO. Questi ultimi, rimasti tutto il tempo in disparte, inizialmente non avevano ancora l’ordinanza che permetteva loro di privare della libertà a G. e quindi c’è stato il tempo di fare una mediazione e di spiegare ai poliziotti ed ai vigili cosa era successo prima di quel momento dato che non conoscevano G. e non sapevano assolutamente niente di lui . Una volta arrivata l’ordinanza, quando i vigili stavano per sfondare la porta, abbiamo convinto Gianluca a scendere e mostrare ai presenti che era tranquillo e che la sua agitazione era dovuta non ad un delirio ma al fatto che era andato gentilmente a chiedere diritti e gli è stato imposto un TSO. Il suo errore è stato quello di aver riferito allo psichiatra di sentirsi bene e di non prendere più i farmaci da almeno due anni. La mediazione che ha convinto G. a uscire di casa consisteva nell’impegno di poliziotti e vigili a non mettergli per nessun motivo le mani addosso, cosa che G. temeva, e che sarebbe andato autonomamente con la macchina di un amico all’ospedale S. Chiara di Pisa.
Tutto questo per scongiurare il TSO, convinto di poter ancora spiegare la sua situazione e non essere medicalizzato; ma così non è stato.
Il trattamento sanitario obbligatorio che costringe la persona a rimanere in ospedale e ad essere curate con psicofarmaci anche contro la propria volontà viene usato per medicalizzare e trattare come malate le persone che vivono un disaggio, qualunque esso sia, anche quando la causa di questo è chiaro a tutti e riguarda il lavoro e la casa. Si può concludere dicendo che il TSO spacciato come superamento dell’internamento in manicomio è solo propaganda e l’apparato di garanzie e di tutele messe in campo dalla legge 180 sono di fatto puramente teoriche e di facciata. Il sindaco che dovrebbe essere il primo garante contro gli abusi si limita a ratificare le richieste di TSO operate dagli psichiatri del CIM ed il giudice tutelare che dovrebbe sorvegliare si limita a verificarne la correttezza formale del procedimento, senza tenere conto della dinamica reale dei fatti.

Come collettivo antipsichiatrico, che da anni contrasta gli abusi e le pratiche psichiatriche, denunciamo il trattamento sanitario obbligatorio subito da G.B. come un atto ingiustificato, spropositato e dannoso, come un vero e proprio abuso di potere che ha lo scopo di cambiare discorso, di spostare l’attenzione dai motivi reali del disaggio di G., casa e lavoro, e ridurli a scompensi celebrali per rilevare i quali non esistono analisi da laboratorio, ma solo ed esclusivamente il giudizio di uno psichiatra.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud – Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org








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