20 12 2011

Strage di Viareggio: trentadue morti senza giustizia

Il 29 giugno del 2009 la fuoriuscita di gpl da un treno-cisterna fermo alla stazione di Viareggio provocò 32 morti, decine e decine di gravi ustionati e un quartiere, quello attorno a Via Ponchielli devastato. I sopravvissuti e i familiari delle vittime costituirono un comitato, Assemblea 29 Giugno, per fare chiarezza sulla vicenda. A due anni di distanza, come consuetudine in questo paese, non c’è né verità né giustizia. Quello che è successo, che si configura sicuramente come un incidente di lavoro, si è trasformato in uno dei peggiori incidenti ferroviari e il 4 novembre 2011, a conclusione dell’udienza per l’incidente probatorio, ha assunto tutti gli aspetti della strage di Stato.
L’udienza nel tribunale di Lucca, durata tre giorni, doveva avere come finalità quella di raccogliere e discutere in contradditorio le perizie dei consulenti tecnici della RFI, della procura della repubblica e del Comitato, sulle cause dello squarcio nella cisterna e della rottura dell’assile. Quello che ne è uscito, raccontato nell’assemblea pubblica tenutasi il 14 Novembre a Viareggio, è stato sconcertante: i consulenti di RFI hanno negato l’evidenza facendosi beffa delle leggi della fisica e della dinamica. Nelle relazioni messe agli atti ci sono le conclusioni ma non le premesse e mancano gli allegati tecnici e scientifici che a quelle conclusioni portano. Sia i consulenti tecnici della procura, che quelli del Comitato si sono trovati in serie difficoltà a portare avanti il contradittorio con periti che affermavano: “i calcoli non sono affidabili… le ricostruzioni sono state fatte ad occhio perché più attendibili di una ricostruzione digitale tridimensionale”. Trattandosi di parti meccaniche in cui si ragiona in ventesimi di millimetro e in decimi di grado è davvero difficile da credere, anche per chi non ha alcuna cognizione in materia. Gli avvocati della procura hanno chiesto la sostituzione di questi tecnici, per due motivi: l’inadeguatezza del lavoro scientifico e il conflitto di interessi di uno dei due consulenti. Si, perché l’Ing. Licciardello ha un contratto di consulenza con la direzione centrale delle ferrovie, che fa capo alle ferrovie dello Stato e al ministero dei trasporti, contratto che individua come soggetto pagatore la RFI, nel sistema di scatole cinesi che la privatizzazione delle ferrovie ha comportato. In poche parole RFI si è scelta come consulente tecnico un suo dipendente. La richiesta è stata ricusata dal GIP, Dott. Silvestri, che ha affermato la bontà delle perizie e l’assenza di conflitto di interessi. Dunque, con queste relazioni tecniche, che sono una pagliacciata, si andrà al processo.
Come se non bastasse, il 7 novembre, tre giorni dopo la chiusura dell’udienza, l’amministratore delegato di Trenitalia, Moretti, ha licenziato Riccardo Antonini, ferroviere e consulente del Comitato, con l’accusa di conflitto di interesse. Antonini si è da sempre occupato di sicurezza sul lavoro e questo ruolo non è mai stato digerito all’interno di Trenitalia. Alla costituzione del Comitato Assemblea 29 Giugno ha scelto di dare il suo contributo con l’esperienza maturata in una vita da ferroviere. Essere un lavoratore che si occupa della salute e della sicurezza sua e dei suoi colleghi ed un cittadino che si preoccupa della sicurezza di tutti, entra in conflitto con l’idea di lavoratore che ha Moretti e che sta prendendo sempre più piede in questo paese.
Antonini per questo ruolo di consulente era stato prima diffidato, poi sospeso ed infine è stato licenziato.
Quando prende la parola nell’assemblea le prime affermazioni riguardano la strage: poteva essere evitata, c’erano già state segnalazioni di problemi da parte dei ferrovieri, obblighi riportati nelle circolari della comunità europea mai applicati (come quello di avere una cisterna vuota all’inizio e alla fine del convoglio), una petizione da parte dei cittadini di Via Ponchielli che risale all’ottobre del 2001 in cui chiedono delle barriere di separazione dalla ferrovia. Continua dicendo che all’interno di RFI si vive un clima di intimidazioni di stampo terroristico verso tutti coloro che si battono per la sicurezza. Non sono infatti pochi i ferrovieri licenziati o sospesi per questo motivo, in un settore in cui dal 2007 muore un lavoratore ogni 55 giorni.
Lo sgomento dei sopravvissuti e dei familiari delle vittime è grande ma nessuno è intenzionato a mollare ed anzi sono previsti cortei e manifestazioni di protesta, perché Antonini sia reintegrato al suo posto di lavoro e perché siano indicate le precise responsabilità delle ferrovie, sempre più interessate all’alta velocità e sempre meno alla manutenzione e alla sicurezza.
Il primo appuntamento è stato sabato 19 novembre, con un corteo che ha sfilato a Viareggio, da Piazza Margherita sino alla stazione ferroviaria, dove ci sono stati alcuni interventi e l’occupazione simbolica per 10 minuti di un binario. La partecipazione è stata numerosa e ha visto l’adesione di alcuni comitati, come quello dell’Associazione Familiari della Moby Prince.
La prossima data sarà alla fine di novembre a Roma, in occasione dell’inaugurazione della stazione Tiburtina alla presenza di Moretti.

Ica

http://www.umanitanova.org/n-34-anno-91/strage-di-viareggio-trentadue-morti-senza-giustizia

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