DA PASSANNANTE A MASTROGIOVANNI

19 11 2012

Il Centro Studi Libertari Pietro Gori di Empoli e l’ Archivio Storico delle Federazione anarchica Empolese “Oreste Ristori” organizzano due serate sul tema

conflittualità sociale – repressione – abusi di potere – omicidi di stato

24 novembre ore 16:00


Giovanni Passannante nativo di Salvia Di Lucania il 17 novembre 1878 compì un atto dimostrativo contro il re Umberto I° per richiamare l’attenzione del parlamento e dell’opinione pubblica sulle misere condizioni di vita della gente del sud. Questo gesto ruppe per primo “l’incantesimo del mito monarchico” e Garibaldi lo definì “precursore dell’avvenire”. Passannante fu punito prima con la torture e la condanna a morte, poi per “grazia regale” tramutata in ergastolo. Una grazia che fu per Passannante peggiore della morte perché di fatto fu sepolto vivo nel penitenziario di Portoferraio in una cella alta un metro e quaranta posta sotto il livello del mare nella completa oscurità, legato a catene di 18 Kg e nel completo isolamento. Rimase in queste condizioni disumane per ben dieci anni, si ammalò gravemente e finì con l’impazzire, trasferito nel manicomio criminale di Montelupo Fiorentino, morì pochi anni dopo nel 1910. Alla morte fu decapitato ed il suo corpo venne fatto sparire, mentre il suo cranio ed il suo cervello furono messi a disposizione del centro studi Lombrosiani. Perfino il nome del suo paese Salvia Di Lucania per imposizione del re fu cambiato in Savoia Di Lucania. La feroce repressione che lo Stato sabaudo scatenò in seguito al gesto di Passannante, aprì la caccia al complice coinvolgendo tutti, militanti anarchici ma anche simpatizzanti ed amici. La madre e la sorella di Passannante furono arrestate e rinchiuse nel manicomio di Aversa dove rimasero fino alla morte, tutti i parenti furono perseguitati e costretti a lasciare il paese. La proiezione del film su Passannante che proponiamo il 17 novembre come documento storico, non è per solo dovere o per attaccamento nostalgico alla figura di un sovversivo ma come spunto per far riflettere e discutere su come lo Stato attraverso i suoi apparati (magistratura, esercito, polizia, strutture sanitarie come i manicomi) travalichi i suoi enunciati e commetta abusi. ORA COME ALLORA IL POTERE DELLO STATO NON E’ CAMBIATO TANTO I documenti che presenteremo nell’evento del 24 novembre saranno oggetto di discussione, di riflessione e di proposte. Un esempio fra tutti è l’omicidio del maestro Mastrogiovanni, anarchico sottoposto arbitrariamente a TSO (trattamento sanitario obbligatorio) e senza motivo legato a un letto di contenzione per giorni senza cure, cibo e acqua nel reparto dell’ospedale psichiatrico di Vallo Della Lucania, dove morirà il 4 agosto del 2009 nella totale indifferenza degli operatori sanitari e delle istituzioni politiche competenti che ne sono stati i primi responsabili.
Un secolo e mezzo di storia d’Italia segnato da una striscia ininterrotta di sangue di cittadini che rivendicando la vera libertà, quella di essere se stessi e non soggetti passivi di uno stile di vita scaturito da “sacri e patriottici” dogmi (dio patria famiglia) hanno visto la loro vita stroncata dalla repressione esercitata ieri come oggi da uno Stato che ama definirsi benevolo, libero e repubblicano! La libertà non è un mito ma nasce dalla vita di cui è connaturata, e laddove la vita è incanalata, controllata, condizionata, la libertà muore. La libertà si concretizza nello spirito libertario, che il potere aborrisce e per esorcizzarlo straparla di democrazia e libertà, parole vuote intese a celare la natura violenta del dominio sociale che si articola in varie forme, fino alla violenza materiale e alla soppressione fisica. Nell’attuale Stato “democratico” come in quello monarchico, la vera libertà non di rado è affogata nel sangue! LIBERTA’ PAROLA ABUSATA PER ESSERE NEGATA
Il 30 novembre 1786 venivano abolite, formalmente, nel Granducato di Toscana la pena di morte e la tortura e le istituzioni ricordano tale data come una conquista di civiltà. Trascorsi più di due secoli, in realtà, in Italia lo Stato continua ad uccidere e torturare. Le vittime non sono solo i ribelli, i clandestini o gli appartenenti alle categorie sociali che il potere ha interesse a criminalizzare, ma anche inermi cittadini che si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato e ciò non avviene per triste casualità, ma è frutto di un disegno preciso: TERRORIZZARE.
Chi alza la testa e pensa autonomamente e propone una società più libera, giusta e solidale o, peggio ancora osa mettere in pratica modelli di vita diversi da quelli imposti dal potere, o rifiuta di sottomettersi allo sfruttamento morale, militare ed economico, brutalmente sarà represso. Il potere tramite la repressione vuole ribadire la propria supremazia ricordandoci la precarietà della nostra esistenza. Soprattutto in questo momento storico in cui il potere politico, economico e finanziario non è disposto a cedere neppure le briciole per diminuire il malcontento degli sfruttati e quando non sono sufficienti la disinformazione e il controllo preventivo esercitato da partiti e sindacati, la repressione diventa violenta. La classe capitalista come quella politica (corrotte, affaristiche, malavitose, incompetenti, insensibili e repressive) dimostra una perfetta continuità fra Regno Sabaudo Stato fascista e repubblica, dimostrata oltre che dai fatti storici, come la guerra al brigantaggio, gli stati d’assedio del 1894 e 1898, la violenza fascista, la strategia della tensione e le stragi (solo per elencare gli episodi più cruenti) dal persistere della stessa legislazione (ad esempio il Codice Rocco del 1930 che è l’attuale Codice Penale, con la differenza di alcune modifiche), come dai recenti decreti interpretativi, dalla eliminazione dei diritti sul lavoro e dalla emanazione di una fattispecie dei recenti reati associativi.

Ricordare le vittime della repressione non deve essere soltanto un doveroso momento di denuncia, di informazione e di riflessione ma trasmettere una solidarietà attiva. Deve tradursi nell’impegno per contrastare la repressione e gli abusi del potere, fino alla costruzione di un movimento che giunga a proclamare l’abolizione della psichiatria-coercitiva, del carcere, dei manicomi come strumenti inumani estranei ad una società dove la giustizia e la libertà siano sempre l’affrancamento del genere umano sfruttato e oppresso PER IL COMUNISMO LIBERTARIO E L’ANARCHIA

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