Fedeli alle libere idee

31 01 2013

Alessandro Affortunati, Fedeli alle libere idee. Il movimento anarchico pratese dalle origini alla Resistenza. Prefazione di Giorgio Sacchetti. Milano, Zero in Condotta, 2012

Il lavoro di Alessandro Affortunati, già tra i redattori del Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani, è il primo organico e documentato tentativo di ricostruire la storia del movimento anarchico pratese dalla fondazione della prima sezione internazionalista alla Liberazione. Prima di esso, con l’ovvia eccezione di Gaetano Bresci (su cui esiste una bibliografia consistente anche se di alterno valore), accenni sull’anarchismo pratese potevano essere rintracciati in analisi generali di stampo nazionale o regionale e in alcuni studi locali sull’intero contesto pratese. Solo recentemente, il movimento anarchico di Prato ha ricevuto un’adeguata attenzione per periodi di tempo più brevi (A. Giaconi, Tendenze libertarie in Toscana: il caso Prato, in G. Gregori – G. Sacchetti, Elementi libertari del Risorgimento livornese e toscano, Prato, Pentalinea, 2012, pp. 55-76). Per altro, da tempo impegnato in ricerche coinvolgenti l’intera realtà pratese, Affortunati ha ultimamente dedicato i suoi studi al movimento anarchico sia attraverso le schede redatte per il Dizionario Biografico, sia per un più recente saggio sul movimento negli anni tra i due conflitti mondiali (Gli anarchici nel lungo viaggio dall’Ottocento all’antifascismo, in M. Palla, Storia dell’antifascismo pratese. 1921-1953, Pisa, Pacini, 2012, pp. 69-82).

Il volume va ben oltre i precedenti studi sull’argomento, abbracciando ben settant’anni di storia. Il percorso storico degli anarchici pratesi è analizzato dagli accenni libertari successivi all’Unità d’Italia fino ai primi tentativi di una sezione internazionalista, dal vero decollo dell’organizzazione anarchica pratese fino ai famosi spari di Monza, dalle reazioni successive al gesto di Gaetano Bresci fino ai passaggi cruciali della lotta al fascismo e alla Resistenza, nei quali la componente anarchica giocò un ruolo quantitativamente minoritario ma di grande importanza valoriale. In tal contesto, Affortunati associa saggiamente l’evoluzione politica del movimento anarchico pratese allo sviluppo economico-produttivo dell’area industriale del tessile. Non a caso l’autore mette bene in evidenza che l’affermazione dell’anarchismo pratese si affiancò al decollo dell’industria tessile seguito dall’introduzione della tariffa protezionista del 1887. E tuttavia, il decollo dell’industria portò alla rottura dei vecchi rapporti sociali, favorendo l’ascesa del ben più strutturato socialismo e causando il lento declino del movimento libertario, assolutamente non spiegabile con le sole conseguenze dell’uccisione di Umberto I da parte dell’anarchico pratese, Gaetano Bresci. L’anarchismo pratese seppe sopravvivere alle revolverate di Monza e rimase uno dei fulcri regionali del movimento libertario, tanto che gli stessi Pietro Gori ed Errico Malatesta ebbero frequenti contatti con la cittadina del tessile. Per altro, è proprio questo uno dei meriti principali del lavoro di Affortunati: il non aver riprodotto la generale vulgata storiografica che vede nel gesto di Bresci, il punto più alto dell’anarchismo pratese e, al tempo stesso, un fatto isolato quando non unico nel contesto politico-sociale cittadino. Al contrario, l’autore porta alla nostra conoscenza personaggi di grande importanza per la Prato dell’epoca (e non solo per essa). Si vengono così a delineare personaggi cardine dello sviluppo socio-politico toscano la cui memoria era, forse, da troppo tempo offuscata. Si pensa alla tanto travagliata quanto ambigua vicenda di Giovanni Domanico, primo serio organizzatore del movimento e della stampa anarchica a Prato (ci si ricordi del periodico La Tribuna dell’Operaio e della rivista La questione sociale che ospitarono anche scritti di Malatesta). Domanico che contemporaneamente svolgeva attività di spia per la polizia regia. Si pensa a Giuseppe Becheroni il cui attivismo “caratterizzò la storia del movimento anarchico pratese a ridosso della prima guerra mondiale” (p. 77). Si devono a Becheroni i contatti duraturi, una ricerca instancabile per una più articolata struttura del movimento libertario che lo vide entrare in contatto tanto con Maria Rygier quanto con Errico Malatesta. Si pensa ad Anchise Ciulli e Paleario Meoni, due figure di lotta contro un regime lungo vent’anni come quello fascista. Si pensa alle tante altre figure che Affortunati fa rivivere nel suo scritto, facendoci comprendere la non trascurabile importanza che l’intero anarchismo pratese conobbe nell’ambito cittadino e regionale, fino al secondo dopoguerra.

Ci sia permesso allora di rilevare un ulteriore merito dell’opera di Affortunati: un’appendice in cui sono schedati gli anarchici pratesi, compresi nelle carte del Casellario Politico Centrale. L’autore delinea ben novantatré profili di aderenti al movimento libertario. Da essi se ne ricava la struttura composita del movimento che, come segnala Giorgio Sacchetti “dopo l’era delle cospirazioni e degli attentati, abbandona quelle prassi organizzative di derivazione post-risorgimentale per trovare una sua nuova dimensione, popolare e di massa” (p. 7). Dimensione che, a Prato non poteva essere altra se non quella del tessile e che le tabelle elaborate dall’autore ci indicano con precisione. Su 93 individui, ben 43 di essi esercitavano una professione connessa a quell’area di lavoro, segnalando un profondo coinvolgimento nell’etica sociale e nelle dinamiche civili della città del telaio.

A Prato forse gli anarchici non eran “l’uno per cento” eppure furono una componente rilevante della vita politica cittadina. E certo il testo ce ne rende conto, nella coscienza che qualsiasi fenomeno vada studiato nelle sue componenti fondamentali, nelle sue caratteristiche specifiche, nelle sua sfumature peculiari.

Andrea Giaconi

da Umanità Nova –  3 febbraio 2013

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