ECOLOGIA SOCIALE

27 – 28 – 29 APRILE 2018

Ex Ospedale S. Giacomo – Ex Camera del Lavoro di Carrara

ECOLOGIA SOCIALE 1988-2018 battaglie ambientali nel territorio apuano

L’idea di partenza è quella di proporre i materiali conservati presso il nostro archivio che hanno come filo conduttore la lotta per la salute pubblica e la chiusura della fabbrica Montedison. Per mantenere una memoria attiva e vigile, ragionare sullo stato attuale della bonifica e aprire un dibattito sulle problematiche legate alla velocità e alla modalità di escavazione selvaggia delle montagne; la trasformazione in distretto minerario avvenuta negli ultimi trent’anni del nostro territorio.

«Quando la natura può essere concepita o come uno spietato mercato competitivo, o come creativa e feconda comunità biotica, ci si aprono davanti due correnti di pensiero e di sensibilità radicalmente divergenti, con prospettive e concezioni contrastanti del futuro dell’umanità. Una porta ad un risultato finale totalitario e antinaturalistico: una società centralizzata, statica, tecnocratica, corporativa e repressiva. L’altra, ad un’alba sociale, libertaria ed ecologica, decentralizzata, senza Stato, collettiva ed emancipativa.»

Murray Bookchin, ecologista anarchico.

LA MOSTRA

Farmoplant Montedison: 1988 – 2018 trenta anni dallo scoppio del serbatoio di Rogor, ripercussioni sociali e inquinamento dell’area della z.i.a.

A quasi trent’anni dalla chiusura dei battenti del famigerato impianto industriale, produttore di pesticidi e inceneritore di rifiuti tossici provenienti da ogni angolo del paese, situato nella Zona Industriale Apuana, vogliamo raccontare le vicende che hanno segnato quelle lotte e le vite di moltissimi cittadini, cercando di trarne spunto per una riflessione sul presente.

Tutto era potenzialmente pericoloso in quel frangente, soprattutto all’indomani del fatidico 17 Luglio 1988. Aria, acqua, terra e cibo, la paura delle ripercussioni sulla salute era costante e andava a cozzare con la falsa informazione che arrivava da diversi fronti. Oggi sappiamo che l’aumento di rischio di malattie tumorali paventata da Medicina Democratica nei suoi dossier è reale ed è un fattore che indica quanto le nostre vite siano, oggi come allora, appese alla passività delle istituzioni che nel corso degli anni hanno sorvolato sull’argomento della bonifica o addirittura osteggiato alcuni tentativi di ricerca della verità sulle analisi chimiche. La bonifica di alcune aree a tutt’oggi ancora non sussiste.

L’acqua del canale Lavello, quella delle falde acquifere, dei pozzi nella zona litoranea nelle vicinanze degli stabilimenti industriali e quella del mare è stata inquinata nel corso degli anni anche precedenti allo scoppio del 1988, da forti quantitativi di metalli pesanti, solventi e altri materiali tossici contenuti in fusti che arrivavano via mare presso il porto di Marina di Carrara, su rotaia presso la stazione della Zona Industriale e su gomma da chissà quali altri stabilimenti chimici di vario tipo. Nel migliore dei casi quei bidoni stazionavano nei depositi per un periodo variabile e poi andavano incontro ad incenerimento e dunque la consistente massa di fattori inquinanti si scaricava in atmosfera in un fumo denso nerastro, dando all’aria quel caratteristico odore dolciastro di diossina che ci ha accompagnato per tanti anni, e che quando il vento di ponente dava spinta si andava a spandere lentamente su tutta la provincia e zone limitrofe sino alle vette apuane. Una pagina dura, per certi versi dolorosa, triste ma che fa parte certamente del nostro recente passato.

I MANIFESTI

Manifesti, ciclostilati, periodici e quotidiani, dossier, documenti

Andando ad analizzare la collezione presente nel nostro archivio e catalogata già sin dal 2001, di circa 700 unità appartenente al fondo Goliardo Fiaschi, ci siamo resi conto che circa una settantina di manifesti, sono stati prodotti a cavallo tra anni ’80 e ’90 dal movimento scaturito dalle proteste dell’Assemblea Permanente dei Cittadini di Massa e Carrara. Altri riguardano argomenti correlati, ovvero non riguardano prettamente l’episodio Montedison/Farmoplant della zona apuana ma hanno comunque a che fare con quella lotta; altre realtà lontane o vicine come Seveso (ICMESA), Cengio in Val Bormida (ACNA), Bhopal (Union Carbide India Limited) e Černobyl’.

Circa una ventina sono invece i più significativi e sono frutto di elaborazioni grafiche di notevole rilevanza. In alcuni casi i motti, i giochi di parole, i contrasti di colore, le sfumature e gli spunti iconografici sono stati usati per attrarre di volta in volta l’attenzione su un particolare avvenimento o argomento centrale, cercando di non far deviare l’attenzione pubblica dall’urgenza ambientale, in tempi in cui le notizie venivano abilmente filtrate anche da alcuni media ufficiali asserviti alle logiche degli industriali.

CONFERENZE E DIBATTITI

Incontri sul tema delle lotte sociali passate e future

Durante l’esposizione si alterneranno dibattiti, racconti di testimoni diretti e esperti perché è opportuno, a trent’anni dallo scoppio avvenuto all’interno della fabbrica, parlarne ancora, mettendo in relazione eventi e concetti che possono apparentemente sembrare lontani ma che sono in realtà ben collegati.

Il WORKSHOP

La serigrafia DIY

In contemporanea all’esposizione e secondo la modalità di autoproduzione molto vicina al pensare/agire libertario, proponiamo il workshop di serigrafia ‘do it yourself’, dove i partecipanti andranno ad analizzare i contenuti grafici e le tecniche artigianali dei manifesti d’epoca esposti e realizzeranno con telai e spatole nuovi manifesti!

CONTRIBUTI VIDEO E FOTOGRAFIE

Riproponiamo in questi giorni alcuni lavori che analizzano quel periodo attraverso interviste, studi mirati e raccolte di dati scientifici che sono state realizzate nel corso degli anni recenti come ad esempio il documentario ‘Quando La Zia Fumava’, o alcune video-interviste ad ex dipendenti, abitanti e attori delle lotte. Abbiamo coinvolto gli autori per riflettere sulla possibilità di cercare un terreno comune e affrontare assieme un ragionamento sulla situazione attuale e su ciò che sarà nel breve periodo.

Saranno inoltre proiettati video sull’escavazione selvaggia delle montagne, tra cui ‘Aut Out.’

STUDIO TEATRALE

Marbleland

Un affresco di voci diverse, quante sono le professioni e le figure del mondo delle cave di Carrara di ieri e di oggi. Testimonianze di cavatori, imprenditori, scultori, artigiani, camionisti, ambientalisti e persone che il mondo del marmo lo vivono da sempre e lo respirano.

Il marmo bianco, l’unica materia prima esportata dall’Italia. Le scaglie, il bluff della valorizzazione del rifiuto e la storia di una città che potrebbe avere le strade lastricate d’oro e invece è uno dei comuni più indebitati d’Italia: un’economia da terzo mondo nel centro/nord del Belpaese. Un monologo appassionato, sferzante e ironico che racconta la storia di quello che è stato definito “il disastro ambientale più grande d’Europa”.

LE PERSONE

I protagonisti delle lotte per la salute

“Grazie” è la risposta che molti dei nostri relatori e autori di questa mostra hanno dato ai messaggi che in questo periodo stiamo inviando. Lo stiamo facendo per noi e per tutti quelli che hanno vissuto e vivono a tutt’oggi nella zona. Questa mostra scaturisce anche dall’intenzione di guardare con nuovi occhi alcuni frammenti di storia recente che per molti versi ancora passata non è, cercando di dare maggior senso agli avvenimenti, al nostro quotidiano.

La socialità è la tematica che ci appare come un fattore consistente nelle immagini del tempo, sulle rughe dei volti, nelle espressioni concise e determinate dei manifestanti, degli intervistati, delle madri dell’Assemblea Permanente per la salute dei cittadini, dei lavoratori che presidiarono gli ingressi della fabbrica per impedire che nuovi convogli entrassero all’interno. Possiamo solo immaginare quali inquietudini potevano annidarsi in loro all’indomani dell’azione che stavano intraprendendo; una querela? Una manganellata? Un figlio o un parente affetto da una malformazione o una malattia incurabile? Un licenziamento? A volte più semplicemente il pagamento di una quella cambiale che andava pagata col misero stipendio che volente o nolente era l’unica fonte di sussistenza per la famiglia.

Questa mostra è dedicata anche a quelle persone che hanno lottato con presidi, manifestazioni, picchetti, azioni di vario tipo e si sono impegnate con dignità affinché quello stabilimento fosse chiuso o riconvertito attraverso un referendum popolare, mettendo da parte di volta in volta le differenze che potevano scaturire anche da dibattiti politici. Molti sono gli assenti ma tante persone si riconoscono ancora in quelle foto, in quei filmati e ci farà piacere se qualcuno vorrà contribuire a riscoperne nuovi e a dare loro un nome.

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Ricordando Ruggero Ruberti

Il 9 febbraio ci ha lasciati il nostro compagno Ruggero Ruberti: un membro attivo, un pezzo fondamentale di questo collettivo. Ciao Rouge, ci mancherai.

 

Ruggero si trasferì a Carrara al seguito della famiglia nei primi anni settanta. Figlio di Paola e nipote di Alfonso Nicolazzi era ancora adolescente quando iniziò a collaborare come compositore, impaginatore grafico e operatore di stampa con la neonata tipografia “Il Seme” che diventerà poi la Cooperativa Tipolitografica. Verso la fine degli anni settanta, al ricevimento della chiamata alla leva, da antimilitarista convinto, rifiuta di presentarsi al distretto militare e decide di espatriare. Negli anni passati all’estero ha sempre mantenuto i contatti con i compagni più vicini. Negli anni ottanta vive a Londra e partecipa attivamente con delle cooperative di “squatters” che occupano delle abitazioni cittadine destinate alla demolizione e le mettono a disposizione di coloro, in maggioranza stranieri, che arrivano a Londra in cerca di lavoro. Negli anni novanta ritorna a Carrara, lavora come traduttore nel settore informatico e coltiva le sue passioni: la chitarra e la vespa, oltre a partecipare e promuovere, insieme alla sorella Raffaella, alle attività e iniziative della Biblioteca Archivio Germinal, del Gruppo, e ancora della Coop Tipolitografica. Di lui ricordiamo quel suo carattere pacato e riflessivo ma anche l’ostinazione e la caparbietà con le quali difendeva le sue idee e le sue convinzioni. Per un atroce scherzo del destino nel 2015 si ammala della stessa malattia che due anni prima gli ha portato via la sorella Raffaella. Negli ultimi due anni della sua vita combatte la sua battaglia personale con la stessa determinazione e caparbietà con la quale ha combattuto tutte le battaglie politiche a cui ha preso parte negli anni precedenti.

RR

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…Che la guerra l’avete voluta…

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Per opporci alla guerra oggi come ieri

Per chi arrivava all’imbrunire dall’ingresso di via Roma nella piazza Gramsci, “O Gorizia tu sei maledetta” si sentiva già bene all’altezza dell’accademia di belle arti. Il “Coro  Viandante” ha avviato l’appuntamento, rieccheggiando proprio nello stesso luogo, un anno dopo i fatti del 2015. Dal 4 novembre dell’anno scorso infatti diverse persone canterine, si ritrovano regolarmente presso il circolo omonimo di Carrara per dar voce a un repertorio popolare che racconta di lotte, di guerre, di lavoro, di fame..
In un secondo momento poi la cosa si è spostata in biblioteca. Dopo una breve introduzione, interessante e precisa sulle motivazioni che hanno spinto a questa giornata, che ha ribadito che il 4 novembre non è la festa della vittoria dell’Italia nella prima guerra mondiale, come alcuni ancora pretendono, ma il giorno della sconfitta di tutti: quelli che la guerra l’anno voluta e quelli che l’anno soltanto subita. Una iniziativa per ricordare i giusti che si sono opposti a quel macello, quelli che hanno preferito la vita alla “bella morte” imposta dai governanti.
La presentazione di Marco Rossi è stata seguita da circa quaranta persone che sono affluite alla sala Gestri della Biblioteca Comunale. Durante la presentazione del suo libro “Gli ammutinati delle trincee. Dalla guerra di Libia al primo conflitto mondiale 1911-1918”, Marco si è addentrato nelle storie derivanti dai suoi studi derivati dalle lettere dei soldati al fronte e dalle carte d’archivio, analizzando i vari aspetti della “guerra nella guerra”, soffermandosi sui molteplici atti di insubordinazione e rivolte che vi sono state durante quella guerra, da parte di coloro che non avevano alcuna intenzione di dedicarsi all’inutile massacro, ma che vi furono costretti e condannati, in molti casi fucilati per vie sommarie.
l’iniziativa poi si è spostata e conclusa con una cena sociale al circolo arci Il Viandante”, dove si sono unite altre persone. Il fatto di aver differenziato e allargato gli appuntamenti, ha dato la possibilità a tutti coloro che volevano essere presenti, ma per vari motivi non avrebbero potuto, di venire ad almeno una delle fasi della giornata.

In ricordo di Emilia Fazzi Contigli

img-20161113-wa0008A ottobre 2016 è scomparsa Emilia Fazzi Contigli aveva settantotto anni.
Il collettivo che progetta e porta avanti le attività di questo archivio biblioteca si stringe alla famiglia nel ricordo di questa piccola donna di incredibile forza. Mazziniana e accesa da un animo socialista di vecchio stampo era pervasa dalla visione di una certa democrazia intesa come potere al servizio del popolo, come poche se ne vedono.

Simpatizzava per le attività, le campagne e le lotte che il movimento anarchico carrarese ha realizzato durante gli ultimi venticinque anni nella città. È stata anche la prima donna a ricoprire l’incarico di sindaco (1994-1998) nella nostra città. Impegnata su diversi fronti, amministrava la città in maniera particolare e “fuori dal comune”, soprattutto a riguardo dell’escavazione selvaggia, cercò di mettere un freno allo sfruttamento delle montagne e istituì un regolamento che prevedeva concessioni onerose e temporanee ai proprietari di cava.

Appassionata di storia, in particolare di storia cittadina dell’ultimo secolo, era molto vicina agli anarchici del Circolo di Via Ulivi, al gruppo Germinal FAI e alle personalità di spicco del movimento anarchico come Goliardo Fiaschi, Alfonso Nicolazzi, Ugo Mazzucchelli, e ai partigiani animatori del CLN apuano, della FIAP, dell’ANPI e dei sindacati.
Proprio per questo si può dire che Emilia fu una delle prime ideatrici di questo progetto di Biblioteca Archivio, suggerendo la nascita di un’associazione dedita a questo scopo. Inoltre durante il suo mandato “illuminato” è stato possibile ad esempio realizzare una mostra proprio all’ingresso del palazzo civico nel centenario dei “Moti del 1894”, dove furono esposte per alcuni mesi i pannelli rappresentanti i ribelli protagonisti delle vicende storiche legate a quel ardimentoso periodo apuano, coinvolgendo i ragazzi delle diverse scuole del circondario nelle visite e approfondimenti, dando anche modo di poter organizzare nel Teatro Politeama Verdi, allora già chiuso, una conferenza storica proprio su quel tema.

Sempre in prima linea per difendere la cultura e gli interessi dei cittadini, negli ultimi tempi era diventata socia e frequentava regolarmente gli incontri promossi dalla BAG e anche quelli dell’Assemblea Permanente, che hanno infervorato il panorama politico apuano per tutto l’inverno e la primavera successivi l’alluvione del 5 novembre 2014, fino a ricevere all’iniziativa culturale del Cinema Baluardo, l’appellativo di “Madrina”.

NUOVI ARRIVI IN BIBLIOTECA

CENTO ANNI DI STORIA OPERAIA – La camera del lavoro di Sestri Ponente e l’Unione Sindacale Italiana

 

È finalmente consultabile nella nostra biblioteca l’ultimo lavoro di Guido Barroero.Uno spaccato di storia di lotta sindacale in Liguria di elevato valore storico.

Per un’introduzione sui contenuti dell’opera vi proponiamo la lettura della panoramica a cura dei compagni del Comidad cliccando sul link seguente:

http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=706

inoltre è anche disponibile per consultazione

Xylella Report 

Per acquistare il libro “Xylella Report” vedere qui
http://xylellareport.it/dove-trovare-il-libro/

Per approfondimenti e ultime news:
www.xylellareport.it

CANTIAMOGLIELE! Una giornata di cori popolari e politici

L’ Archivio Germinal, in collaborazione con il coro Inni e Canti di Lotta della scuola Popolare di Musica del Testaccio di Roma, organizza

CANTIAMOGLIELE!
Una giornata di cori popolari e politici

PER OPPORCI ALLA GUERRA
OGGI COME IERI
PER RIVENDICARE IL DIRITTO
A SCOPRIRE, COLTIVARE E PRESERVARE
IL TERRITORIO, LA CULTURA E LA STORIA
DI CARRARA

Carrara, sabato 12 Dicembre

dalle 15.30 alle 16.30 contemporaneamente:

Piazza Gramsci
Coro Inni e Canti di Lotta della Scuola Popolare di Musica di Testaccio di Roma
Le Voci di Mezzo di Milano, Evelin Bandelli, Marco Rovelli, Davide Giromini

Piazza delle Erbe
I Suonatori Terra Terra di Firenze, Anna Barile dell’Aquila
Simona Ugolotti di Genova, I Malfattori di Sant’arcangelo di Romagna

Piazza Matteotti
Coro Garibaldi D’assalto e De Soda Sister di Livorno
Peto e Leo di Piadena
Coro Seduto di Genova

Piazza Alberica
Controcanto di Pisa, Massimo Ferrante di Napoli, Coro Novecento di Fiesole

alle ore 17.00
Piazza Gramsci
Incontro di tutti i cori e cantata finale

 

Perché questa iniziativa

A Carrara il 4 novembre 2015, durante la celebrazione della “festa nazionale delle forze armate” è stata intonata una canzone che non era prevista nella cerimonia. Si dice che chi veniva sorpreso a cantarla, durante la prima guerra mondiale, rischiasse la fucilazione.
Cento anni dopo “O Gorizia” evidentemente è un testo ancora scomodo: basta una strofa per essere identificati, allontanati e aggrediti.
Crediamo che sia sbagliato celebrare ancora la vittoria italiana nella prima guerra mondiale, inutile carneficina, e che non ci sia niente da festeggiare.
E che proprio oggi, quando sembra si stia nuovamente soffiando sul fuoco della guerra, sia importante insegnare ai ragazzi valori diversi dal “sacrificio della vita per la vittoria”.

Perché a Carrara

Perché nonostante la nostra amministrazione tenti in tutti i modi di tagliare i ponti con il passato (e non solo metaforicamente), la tradizione di canti di lotta fa parte del bagaglio storico, culturale e politico della nostra terra. Storicamente i carraresi, oltre che cavatori e per una buona parte anarchici, avevano una passione: il canto.
Non a caso nel Teatro Politeama (oggi chiuso per crolli dovuti a speculazioni edilizie) venivano provate le opere prima di mandarle alla Scala di Milano:
la gente, le arie le sapeva tutte. E così le canzoni.

Perché l’Archivio Germinal

La Biblioteca Archivio Germinal, che fino a pochi anni fa aveva sede proprio nei locali adiacenti al ridotto del Politeama, conquistati durante la resistenza, è dislocata da anni, per volontà dell’amministrazione, a Torano, in una sede “provvisoria” difficile da raggiungere e inadeguata a conservare, consultare e catalogare le migliaia di volumi che ospita.
Tutto questo fa parte, a nostro parere, di una sorta di “distruzione sistematica del paesaggio, della cultura e dei servizi” che la nostra città sta subendo negli ultimi anni: oltre alle montagne, che ci si stanno sgretolando sotto gli occhi, non abbiamo più teatri, cinema, ludoteche comunali, ospedale, parchi pubblici…

Aderiscono:
Giovanna Marini
Gualtiero Bertelli – Alessio Lega
Sandro Portelli – Cesare Bermani
“Istituto E. de Martino” di Sesto Fiorentino
Circolo “Gianni Bosio” di Roma
“Coro seduto” di Genova
“Coro Ingrato” di Milano
“Gli Archivi della Resistenza” di Fosdinovo,
Circolo Culturale Anarchico “Gogliardo Fiaschi”
“Gruppo Germinal”
USI-AIT Sezione di Carrara
Collettivo Harlock
Circolo Arci “il Viandante”
“Assemblea Permanente” di Carrara
Circolo Arci “Dei Baccanali”
“Contatto Radio”
“Il Deposito” Archivio on line di canti politici e di protesta
Andrea Satta dei Tetes de Bois
Il coro “Vociarcutinate” canterà “O Gorizia” a Trieste in contemporanea

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“E rovina della gioventù”

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Si dice che chi veniva sorpreso a cantarla, durante la prima guerra mondiale, rischiasse la fucilazione. Cento anni dopo, O Gorizia evidentemente è un testo ancora scomodo, se basta intonarne una strofa per essere aggrediti.

Il 4 novembre, festa delle forze armate, a Carrara, non solo si celebrava la “vittoria” in piazza, non solo lo si faceva alla presenza e tramite la voce dei bambini – chiamati a leggere le lettere dei soldati – ma chi ha provato pacificamente a intromettersi nello spettacolo guerrafondaio ha subìto la violenza dello stato. La nostra compagna Soledad Nicolazzi, infatti, è stata fermata dalle forze dell’ordine dopo aver intonato la prima strofa del canto antimilitarista e allontanata con la forza dalla celebrazione che si teneva in piazza Gramsci (già piazza d’armi, appunto).

Non c’è niente da festeggiare riguardo alla guerra (in generale) e in particolare riguardo alla prima guerra mondiale: carneficina in cui a pagare sono stati, come sempre, gli sfruttati. E ci sarebbe da insegnare ai bambini ben altro che l’ardore per la patria e il sacrificio della vita per la vittoria: per esempio, che il soldato straniero dall’altra parte della linea di battaglia era un povero, sfruttato e costretto alle armi come il soldato italiano.

Il 4 novembre a Carrara lo stato ha risposto a un atto legittimo e pacifico mostrando il suo volto repressivo, con una reazione spropositata e innecessaria.

Durante la battaglia di Gorizia, nell’agosto 1916, morirono circa 10.000 soldati, e ne vennero feriti 80.000. Oggi come ieri: morire per la patria, morire per niente.

 

Giovedì 8 presentazione de “La rivoluzione russa in Ucraina” a Roma

Giovedì 8 saremo ospiti del Cafiero di Roma per una presentazione del volume due del fumetto su Nestor Makhno.

Ecco tutte le info:

Giovedì 8 ottobre 2015, dalle 20 in poi, allo Spazio Anarchico “19 luglio” in Via Rocco da Cesinale 18 (Metro Garbatella) verrà presentato il fumetto di Jean Pierre Ducret “La rivoluzione russa in Ucraina” editato dalla Biblioteca Archivio Germinal di Carrara. Saranno presenti l’autore e gli editori. Verranno anche proiettati dei contributi video sull’argomento.
Il fumetto racconta la storia di una rivoluzione, quella avvenuta in Ucraina tra il 1918 e il 1920, quando gli anarchici, stretti tra le armate bianche di Denikin e Wrangel e l’armata rossa guidata da Trotsky riuscirono a sconfiggerli ed a costruire una società autogestionaria.

Oltre alla storia della rivoluzione ucraina vogliamo anche parlare dell’utilizzo del fumetto come mezzo di divulgazione culturale, di come un’espressione artistica come le strip, considerate una forma “minore” di comunicazione, possano invece diventare “letteratura disegnata”.

Come di consueto prima e dopo la presentazione si mangia, si chiacchiera, ci si informa, si gioca a biliardino. Ricordiamo che tutte le nostre iniziative sono gratuite, ma non ci dispiace ricevere sottoscrizioni.


Giovedì 8 ottobre 2015, dalle 20 in poi, allo Spazio Anarchico “19 luglio” in Via Rocco da Cesinale 18 (Metro Garbatella).

Gruppo Anarchico “C. Cafiero” – FAI Roma

La rivoluzione russa in Ucraina, volume 2

A due anni dall’uscita del primo, siamo pronti a presentare il secondo volume dell’albo a fumetti su Nestor Makhno “La rivoluzione russa in Ucraina”. Makhno internet 2

Il fumetto verrà presentato il 1 ottobre a Carrara (ore 17.30, sala di rappresentanza del comune) e il 3 ottobre a Firenze nell’ambito delle vetrine dell’editoria anarchica (ore 16.20, presso Obihall). Sarà con noi l’autore, esporremo le tavole originali e proietteremo dei video sulla realizzazione del fumetto.

Il prezzo di lancio del fumetto è di 15 euro e si può ordinare per ora scrivendo a archivio.germinal@gmail.com. Per chi si è perso il volume 1, che sta per terminare, sarà presto disponibile una versione in formato digitale (presto nuove info su un sito dedicato).

Di seguito, l’introduzione al secondo volume.

È con grande soddisfazione che ci accingiamo, a quasi due anni dall’uscita del volume uno, a presentare la seconda parte dell’albo a fumetti di Jean Pierre Ducret La rivoluzione russa in Ucraina. E il fatto stesso che siamo riusciti a portare a termine nei tempi che avevamo stabilito l’impresa (perché di impresa, nel senso di azione avventurosa – per rimanere in tema – mi sento di parlare) del volume due è segno degli ottimi frutti che ha portato il primo.

Il progetto del fumetto su Nestor Makhno parte, infatti, da lontano. Sono passati almeno trent’anni da quando l’idea nacque, e alcuni purtroppo non hanno fatto in tempo a vederla realizzata. Ma infine, nell’ottobre 2013, usciva il primo dei tre volumi previsti (così pensavamo, ma il nostro autore continua a disegnare!) sulla rivoluzione russa in Ucraina.

Non essendo editori professionisti, e tanto meno esperti del mondo del fumetto, abbiamo imparato facendo. Dall’autunno 2013, abbiamo iniziato a viaggiare per l’Italia e a portare in giro il fumetto e la sua storia. E proprio parlando con le persone, alle presentazioni, ci siamo resi conto che ci sono molte cose interessanti da dire sul fumetto, sul “come si fa” (sia dal lato dell’autore che da quello della produzione) questo fumetto, che non venivano riportate nell’introduzione – che riproduciamo integralmente – e che vale la pena scrivere brevemente in questa prefazione.

L’albo che avete tra le mani, opera prima di un autodidatta del disegno e della storia, è originariamente scritto in francese, ma viene pubblicato (per ora) solo in italiano. Le grandi tavole originali, disegnate a mano da Jean Pierre, vengono prima fotografate, poi elaborate graficamente e infine impaginate. Intanto, qualcuno sta traducendo dal francese all’italiano. Quando tutto il materiale è pronto, con un font creato appositamente a partire dalla scrittura dell’autore, i baloons vengono riempiti con la traduzione. Tutto il lavoro che sta dietro al fumetto è volontario, compreso quello dell’autore. Ed è degno di nota il fatto che molti dei dialoghi tra i personaggi – ma in generale tutta la storia che viene narrata – siano ripresi quasi integralmente da testi storici, uno per tutti (ma si vedano i numerosi rimandi in nota) La rivoluzione sconosciuta di Volin.

Una volta stampato il fumetto, comincia la seconda parte dell’impresa, non meno impegnativa della prima: andare in giro e diffondere le copie. Il nostro obiettivo era di finanziare il secondo volume attraverso il primo, e ci siamo riusciti. In questi due anni di presentazioni su e giù per l’Italia, da Frosinone a Pordenone, abbiamo incontrato moltissime persone che ci hanno ospitati e si sono appassionate al fumetto, ed è stata – sia per noi che per l’autore – un’esperienza entusiasmante.

Volevo spendere quindi qualche riga per ringraziare pubblicamente chi ha fotografato, chi ha elaborato le immagini e impaginato, chi ha tradotto, chi ha stampato, chi ci ha aiutato a diffondere le copie, chi ci ha ospitato per le presentazioni, chi è venuto a sentirci parlare e chi – recentemente – si è offerto di portarci anche nel mondo dell’editoria digitale… Oltre, naturalmente, chi ci fornisce questa bellissima storia da pubblicare. Quella che leggerete è un po’ un’opera (un’impresa?) collettiva, e grazie a tutti siamo arrivati a questo punto. Adesso non resta che ricominciare il giro, con l’obiettivo di avere il terzo volume tra due anni. E, forse, non sarà l’ultimo.

Presentazione Makhno Carrara

Presentazione Makhno Firenze

È uscito il volume 2 di Satirik!

copertinaÈ da poco uscito il volume 2 del libro di Riccardo Solari, “Satirik – Viaggio di un disastronauta”.

Costa 6 euro e si può ordinare scrivendo ad archivio.germinal@gmail.com. È inoltre presente in alcune librerie di Carrara e Marina di Carrara (vedi elenco alla fine di questo post).

Presto inizieremo ad organizzare presentazioni, quindi chi fosse interessato a ospitarne una può contattarci!

L’eventuale ricavato verrà donato in favore di una situazione di disagio creata dall’alluvione dello scorso novembre, che decideremo in base alla riuscita dell’iniziativa.

Vi facciamo per adesso leggere la prefazione del libro, a firma Ministero della Sommossa.

Altre info anche alla pagina Facebook dedicata.

Immaginate un agglomerato urbano in cui edifici perennemente in costruzione sfidano i principi più elementari della fisica, immaginate che questo enorme consesso di sinapsi in calcestruzzo venga illuminato, d’un tratto, da un sole che nasce e adagia i propri raggi su antichi cartelloni pubblicitari, tramutandone i grandi caratteri in vortici dorati di parole: state assistendo ad uno degli infiniti processi creativi di Riccardo Solari, poeta in prosa che fa della sua energia e del suo istinto luce per la mente e per le labbra, dove un sorriso si affaccia beffardo per poi svanire al pensiero di una società che non include nei libri di botanica i fiori dell’utopia ed anzi li asfalta.
Questo asfalto, però, diventa, a colpi di rima, orto della fantasia, e in ogni crepa spunta un disperato inno alla vita, alla rivolta, all’amore, allo scherno.
Perdonate se in questa prefazione non scomoderemo nomi altisonanti, non indugeremo sullo stile, non accosteremo l’artista a penne illustri, perché prevale in noi l’abbandono: ci lasciamo trasportare da questi versi, sempre ben cadenzati, che non ci portano lontano nel fu e nello spazio, ma che ci inducono a fermare, per un attimo, il nostro sguardo sul quotidiano.
Cosa vediamo? Una scritta “Compro Oro”, un prete, un piatto di spaghetti, un orologio, un computer, dei topi… misere icone del nostro viver quieti o men quieti si trasformano in detonatori dell’immaginazione, dell’osservazione che, divenuta critica, traspone in sillabe la realtà. Nessun accostamento, s’è detto, nessun paragone, ma inevitabile è ricordare in questo susseguirsi di allegorie sociali ed eufonie vibranti i germi del canto libertario: compagna di questi scritti è, infatti, la musica, la sentiamo farsi largo tra le strofe, armonia trasportata da un ritmo costante e viscerale che puntella il cielo, ora terso, ora grigio, di questo opuscolo satirico e tuttavia intriso di un umorismo e di un autoumorismo profondi, pirandelliani, che ad ogni riga suggono nutrimento da un irriducibile “sentimento del contrario”.
Se per i latini la satira era un manicaretto, ricco dei più vari frutti, che si offriva ogni anno agli dei, per l’autore di questa seconda raccolta di appetitosi ed eterogenei scritti essa è cibo per il cervello, un pasto succulento amorevolmente donato al mondo delle idee: lente scorrono le nuvole lassù, sempre più piccole ed offuscate dallo smog della modernità, dall’ipocrisia del potere, sempre più distanti dall’essere umano, relegato al ruolo di mannequin nella colorata eppur spettrale vetrina del consumismo, ma proprio nell’istante in cui la città sembra addormentarsi nell’ovattato suono di tubi di scappamento, che a tutto servono fuorché a scappare dalla depressione universale del nostro tempo, proprio il quel momento la voce del poeta diviene incanto, speranza del cambiamento, bagliore negli occhi d’un bimbo, d’un monello.
Ebbi il piacere di ascoltare gli studenti del liceo artistico di Carrara rappare il primo “Satirik”: fu un gesto spontaneo, quasi automatico, indotto dall’essenza dinamica e scoppiettante, dinamitarda dei componimenti; constato oggi, senza stupore, che quella carica dirompente non si è indebolita ed è, invece, maturata, attingendo anche dal negativo e dal dolore, attraverso meccanismi di metabolizzazione e sublimazione dai quali solo i veri cantori riescono ad estrarre perle preziose per le proprie collane di lettere.