ECOLOGIA SOCIALE

10 04 2018

27 – 28 – 29 APRILE 2018

Ex Ospedale S. Giacomo – Ex Camera del Lavoro di Carrara

ECOLOGIA SOCIALE 1988-2018 battaglie ambientali nel territorio apuano

L’idea di partenza è quella di proporre i materiali conservati presso il nostro archivio che hanno come filo conduttore la lotta per la salute pubblica e la chiusura della fabbrica Montedison. Per mantenere una memoria attiva e vigile, ragionare sullo stato attuale della bonifica e aprire un dibattito sulle problematiche legate alla velocità e alla modalità di escavazione selvaggia delle montagne; la trasformazione in distretto minerario avvenuta negli ultimi trent’anni del nostro territorio.

«Quando la natura può essere concepita o come uno spietato mercato competitivo, o come creativa e feconda comunità biotica, ci si aprono davanti due correnti di pensiero e di sensibilità radicalmente divergenti, con prospettive e concezioni contrastanti del futuro dell’umanità. Una porta ad un risultato finale totalitario e antinaturalistico: una società centralizzata, statica, tecnocratica, corporativa e repressiva. L’altra, ad un’alba sociale, libertaria ed ecologica, decentralizzata, senza Stato, collettiva ed emancipativa.»

Murray Bookchin, ecologista anarchico.

LA MOSTRA

Farmoplant Montedison: 1988 – 2018 trenta anni dallo scoppio del serbatoio di Rogor, ripercussioni sociali e inquinamento dell’area della z.i.a.

A quasi trent’anni dalla chiusura dei battenti del famigerato impianto industriale, produttore di pesticidi e inceneritore di rifiuti tossici provenienti da ogni angolo del paese, situato nella Zona Industriale Apuana, vogliamo raccontare le vicende che hanno segnato quelle lotte e le vite di moltissimi cittadini, cercando di trarne spunto per una riflessione sul presente.

Tutto era potenzialmente pericoloso in quel frangente, soprattutto all’indomani del fatidico 17 Luglio 1988. Aria, acqua, terra e cibo, la paura delle ripercussioni sulla salute era costante e andava a cozzare con la falsa informazione che arrivava da diversi fronti. Oggi sappiamo che l’aumento di rischio di malattie tumorali paventata da Medicina Democratica nei suoi dossier è reale ed è un fattore che indica quanto le nostre vite siano, oggi come allora, appese alla passività delle istituzioni che nel corso degli anni hanno sorvolato sull’argomento della bonifica o addirittura osteggiato alcuni tentativi di ricerca della verità sulle analisi chimiche. La bonifica di alcune aree a tutt’oggi ancora non sussiste.

L’acqua del canale Lavello, quella delle falde acquifere, dei pozzi nella zona litoranea nelle vicinanze degli stabilimenti industriali e quella del mare è stata inquinata nel corso degli anni anche precedenti allo scoppio del 1988, da forti quantitativi di metalli pesanti, solventi e altri materiali tossici contenuti in fusti che arrivavano via mare presso il porto di Marina di Carrara, su rotaia presso la stazione della Zona Industriale e su gomma da chissà quali altri stabilimenti chimici di vario tipo. Nel migliore dei casi quei bidoni stazionavano nei depositi per un periodo variabile e poi andavano incontro ad incenerimento e dunque la consistente massa di fattori inquinanti si scaricava in atmosfera in un fumo denso nerastro, dando all’aria quel caratteristico odore dolciastro di diossina che ci ha accompagnato per tanti anni, e che quando il vento di ponente dava spinta si andava a spandere lentamente su tutta la provincia e zone limitrofe sino alle vette apuane. Una pagina dura, per certi versi dolorosa, triste ma che fa parte certamente del nostro recente passato.

I MANIFESTI

Manifesti, ciclostilati, periodici e quotidiani, dossier, documenti

Andando ad analizzare la collezione presente nel nostro archivio e catalogata già sin dal 2001, di circa 700 unità appartenente al fondo Goliardo Fiaschi, ci siamo resi conto che circa una settantina di manifesti, sono stati prodotti a cavallo tra anni ’80 e ’90 dal movimento scaturito dalle proteste dell’Assemblea Permanente dei Cittadini di Massa e Carrara. Altri riguardano argomenti correlati, ovvero non riguardano prettamente l’episodio Montedison/Farmoplant della zona apuana ma hanno comunque a che fare con quella lotta; altre realtà lontane o vicine come Seveso (ICMESA), Cengio in Val Bormida (ACNA), Bhopal (Union Carbide India Limited) e Černobyl’.

Circa una ventina sono invece i più significativi e sono frutto di elaborazioni grafiche di notevole rilevanza. In alcuni casi i motti, i giochi di parole, i contrasti di colore, le sfumature e gli spunti iconografici sono stati usati per attrarre di volta in volta l’attenzione su un particolare avvenimento o argomento centrale, cercando di non far deviare l’attenzione pubblica dall’urgenza ambientale, in tempi in cui le notizie venivano abilmente filtrate anche da alcuni media ufficiali asserviti alle logiche degli industriali.

CONFERENZE E DIBATTITI

Incontri sul tema delle lotte sociali passate e future

Durante l’esposizione si alterneranno dibattiti, racconti di testimoni diretti e esperti perché è opportuno, a trent’anni dallo scoppio avvenuto all’interno della fabbrica, parlarne ancora, mettendo in relazione eventi e concetti che possono apparentemente sembrare lontani ma che sono in realtà ben collegati.

Il WORKSHOP

La serigrafia DIY

In contemporanea all’esposizione e secondo la modalità di autoproduzione molto vicina al pensare/agire libertario, proponiamo il workshop di serigrafia ‘do it yourself’, dove i partecipanti andranno ad analizzare i contenuti grafici e le tecniche artigianali dei manifesti d’epoca esposti e realizzeranno con telai e spatole nuovi manifesti!

CONTRIBUTI VIDEO E FOTOGRAFIE

Riproponiamo in questi giorni alcuni lavori che analizzano quel periodo attraverso interviste, studi mirati e raccolte di dati scientifici che sono state realizzate nel corso degli anni recenti come ad esempio il documentario ‘Quando La Zia Fumava’, o alcune video-interviste ad ex dipendenti, abitanti e attori delle lotte. Abbiamo coinvolto gli autori per riflettere sulla possibilità di cercare un terreno comune e affrontare assieme un ragionamento sulla situazione attuale e su ciò che sarà nel breve periodo.

Saranno inoltre proiettati video sull’escavazione selvaggia delle montagne, tra cui ‘Aut Out.’

STUDIO TEATRALE

Marbleland

Un affresco di voci diverse, quante sono le professioni e le figure del mondo delle cave di Carrara di ieri e di oggi. Testimonianze di cavatori, imprenditori, scultori, artigiani, camionisti, ambientalisti e persone che il mondo del marmo lo vivono da sempre e lo respirano.

Il marmo bianco, l’unica materia prima esportata dall’Italia. Le scaglie, il bluff della valorizzazione del rifiuto e la storia di una città che potrebbe avere le strade lastricate d’oro e invece è uno dei comuni più indebitati d’Italia: un’economia da terzo mondo nel centro/nord del Belpaese. Un monologo appassionato, sferzante e ironico che racconta la storia di quello che è stato definito “il disastro ambientale più grande d’Europa”.

LE PERSONE

I protagonisti delle lotte per la salute

“Grazie” è la risposta che molti dei nostri relatori e autori di questa mostra hanno dato ai messaggi che in questo periodo stiamo inviando. Lo stiamo facendo per noi e per tutti quelli che hanno vissuto e vivono a tutt’oggi nella zona. Questa mostra scaturisce anche dall’intenzione di guardare con nuovi occhi alcuni frammenti di storia recente che per molti versi ancora passata non è, cercando di dare maggior senso agli avvenimenti, al nostro quotidiano.

La socialità è la tematica che ci appare come un fattore consistente nelle immagini del tempo, sulle rughe dei volti, nelle espressioni concise e determinate dei manifestanti, degli intervistati, delle madri dell’Assemblea Permanente per la salute dei cittadini, dei lavoratori che presidiarono gli ingressi della fabbrica per impedire che nuovi convogli entrassero all’interno. Possiamo solo immaginare quali inquietudini potevano annidarsi in loro all’indomani dell’azione che stavano intraprendendo; una querela? Una manganellata? Un figlio o un parente affetto da una malformazione o una malattia incurabile? Un licenziamento? A volte più semplicemente il pagamento di una quella cambiale che andava pagata col misero stipendio che volente o nolente era l’unica fonte di sussistenza per la famiglia.

Questa mostra è dedicata anche a quelle persone che hanno lottato con presidi, manifestazioni, picchetti, azioni di vario tipo e si sono impegnate con dignità affinché quello stabilimento fosse chiuso o riconvertito attraverso un referendum popolare, mettendo da parte di volta in volta le differenze che potevano scaturire anche da dibattiti politici. Molti sono gli assenti ma tante persone si riconoscono ancora in quelle foto, in quei filmati e ci farà piacere se qualcuno vorrà contribuire a riscoperne nuovi e a dare loro un nome.

180408_manifesto.jpg

Annunci




LA RIVOLUZIONE RUSSA IN UCRAINA

24 09 2013

 

locandina makhno3-1Venerdì 4 ottobre alle 17.30 presso la sala di rappresentanza del comune di Carrara, verrà presentato per la prima volta il fumetto di Jean Pierre Ducret “La rivoluzione russa in Ucraina” su Nestor Makhno, il rivoluzionario anarchico.

Sarà presente l’autore insieme a Dominique Stroobant, uno dei curatori dell’edizione italiana e verranno per l’occasione esposte alcune tavole originali.

La presentazione verrà ripetuta domenica 6 ottobre, alle Vetrine dell’editoria anarchica di Firenze, alle ore 18.50, sarà anche in questo caso presente l’autore che presenterà insieme all’altro curatore: Riccardo Villari.

Nestor Ivanovič Makhno ha avuto il discutibile privilegio di dare il proprio nome a un movimento rivoluzionario, il makhnovismo, a un armata partigiana, la makhnovicina e infine, all’intera “epopea” della guerra insurrezionale contadina dell’Ucraina.

Promuovere l’autogestione, sostenere e rilanciare l’economia, sviluppare la scolarizzazione e la cultura: makhnovisti ed anarchici perseguirono insieme, con decisione e impegno, una sperimentazione sociale e politica che, nonostante difficoltà quasi insormontabili, cominciò a dare dei risultati.
Del resto il movimento di Makhno rappresentò un’alternativa politica credibile sia nei confronti dei bianchi e dei seguaci di Petljura, che proponevano un inaccettabile ritorno al passato, sia nei confronti della politica autoritaria e accentratrice dei bolscevichi.

L’opera che vogliamo presentarvi è particolarmente meritoria, anche per lo strumento di cui si avvale, il fumetto. Ma non in quanto mezzo “basso”, popolare, utile col suo procedere semplificatorio alla volgarizzazione per immagini. Tutto al contrario: qui il fumetto diventa lo strumento narrativo ideale per restituire – attraverso la stratificazione e la contrapposizione di memorie, documenti, racconti – la complessità, le contraddizioni, le emozioni del vissuto dei protagonisti nella loro sfaccettata interezza.

Il labirinto di immagini che si apre al lettore, con la sua grafica evocativa un po’ retrò, cifra di un amore tenace e minuzioso per un’altra epoca e per altre prospettive, riesce felicemente a ridar vita e attualità a quell’epoca e a quelle prospettive; restituisce al presente lo spirito di quella rivoluzione.

Prezzo di copertina 14 €, prezzo di lancio 12 €.

Per ordinarlo e per informazioni sul prezzo di spedizione: archivio.germinal@gmail.com





presentazione del libro “Carla Lonzi: la duplice radicalità. Dalla critica militante al femminismo di Rivolta”

14 03 2013

Dal Manifesto di Rivolta Femminile:

“La donna non va definita in rapporto all’uomo (…). L’uomo non è il modello a cui adeguare il processo della scoperta di sé da parte della donna.”

“La donna come soggetto non rifiuta l’uomo come soggetto, ma lo rifiuta come ruolo assoluto. Nella vita sociale lo rifiuta come ruolo autoritario. ”

“Della grande umiliazione che il mondo patriarcale ci ha imposto noi consideriamo responsabili i sistematici del pensiero: essi hanno mantenuto il principio della donna come essere aggiuntivo per la riproduzione della umanità, legame con la divinità o soglia del mondo animale; sfera privata e pietas. Hanno giustificato nella metafisica ciò che era ingiusto e atroce nella vita della donna.”

“Unifichiamo le situazioni e gli episodi dell’esperienza storica femminista: in essa la donna si è manifestata interrompendo per la prima volta il monologo della civiltà patriarcale.”

Nata a Firenze il 6 marzo 1931, Carla Lonzi si laurea in storia a dell’Arte con Roberto Longhi ed esercita la professione di critica d’arte fino al 1970, quando, avvicinatasi al carlalonzifemminismo, fonda il gruppo Rivolta Femminile e una piccola casa editrice ad esso collegato. I suoi scritti, Sputiamo su Hegel del 1970 e La donna clitoridea e la donna vaginale del 1971, ci regalano una nuova dimensione, appassionata ed estrema, del suo pensiero. Sono gli anni della contestazione, della ribellione e del rifiuto per quella società che vede la donna ancora sottomessa al modello maschile. Carla Lonzi ha un ruolo fondamentale nella elaborazione del Manifesto di Rivolta femminile (1970), che contiene i pensieri più significativi intorno all’idea generale del femminismo. Ciò a cui punta Lonzi non è la teorizzazione di una lotta contro il predominio maschile ma verso la libera espressione di sé. Secondo Lonzi la donna incarna perfettamente la figura dello spettatore dell’opera d’arte il quale vive completamente dimentico di sé e delle proprie capacità creative. La donna, come lo spettatore, non ha la possibilità di proporre il proprio punto di vista e di fornire il proprio apporto creativo ma, nella società patriarcale attuale, deve vivere nell’illusione del rapporto che le è fornita dall’uomo.

Interverranno le autrici del libro: Lara Conte, Vanessa Martini e Liliana Ellena





sabato 26 gennaio: Lo Statuto dei Gabbiani

19 01 2013

art.1) I gabbiani sono nati per volare liberi.
E’ l’amore e la gioia di vivere che determina il loro essere sovversivi.

…. … …. …. … …. … …. 

art.5) Con questo articolo si annullano i precedenti quattro ed eventuali futuri articoli, perchè i gabbiani non riconoscono statuti, nè leggi, nè regolamenti, nè forme programmate d’esistenza, all’infuori del loro piacere di volare liberi.
Tutto il precostituito e il programmato non fa che limitare e umiliare la vita. 

horstLa vita avventurosa di Horst Fantazzini sembra scritta per diventare leggenda. Nato in Germania nel 1939, ha fatto la sua prima rapina appena diciottenne nei dintorni di Bologna, armato di una pistola giocattolo. Un gesto che gli è valso presto l’etichetta di “bandito gentile” che, insieme ai soprannomi “primula rossa” e “rapinatore in bicicletta”, accompagneranno una vita in cui Horst ha svaligiato le banche di mezza Europa senza mai smettere, in qualità di militante anarchico, di lottare per la giustizia e l’uguaglianza sociale. Protagonista nel 1973 di un clamoroso tentativo di evasione dal carcere di Fossano, ha dedicato a quell’esperienza un famoso testo letterario, Ormai è fatta! (diventato un film con Stefano Accorsi), che testimonia anche della grande forza narrativa trasfusa da Fantazzini nei suoi scritti, raccolti per la prima volta in forma integrale in questo volume: saggi, lettere, poesie e racconti. Un omaggio a Horst Fantazzini a più di dieci anni della sua morte, avvenuta a Bologna nel Natale del 2001, a pochi giorni dall’arresto dopo un’ultima tentata rapina in bicicletta.

Presenterà il libro “Pralina” Diamante, curatrice del volume, animatrice del comitato per la semilibertà di Horst Fantazzini, curatrice dell’archivio digitale delle sue opere (www.horstfantazzini.net) e sua compagna di vita. Pittrice e scrittrice, tra le sue opere il romanzo “L’ultimo colpo di Horst Fantazzini” (Stampa Alternativa 2003).

sala convegni della biblioteca civica di carrara – piazza Gramsci

ore 17:00 a seguire aperitivo





Storie di Arditi del popolo e donne ribelli: Sarzana e Livorno 1921 – 1922

2 01 2013

Sabato 12 gennaio parliamo assieme a Marco Rossi ed Andrea Ventura dell’esperienza del primo antifascismo, degli Arditi del popolo e della spinta sovversiva che animò i quartieri popolari di Livorno, a cui parteciparono attivamente numerose donne.

I PRIMI ANTIFASCISTI      iprimiantifascisti1-212x300                                                          

Gammarò Editori, 2010
di Andrea Ventura

L’estate del 1921 fu l’estate dell’offensiva fascista contro esponenti e strutture dei lavoratori. I partiti e tutte le tradizionali organizzazioni operaie, in preda al panico, non riuscivano a difendersi dalla violenza delle camicie nere. Gli unici che contrastarono i seguaci di Mussolini furono gli Arditi del popolo. I primi antifascisti pianificarono la difesa di intere comunità, organizzarono posti di blocco e perlustramenti del territorio, influirono sui comportamenti di Giunte comunali, Prefetture e Questure. Opposero violenza a violenza. Chi erano questi uomini? Qual era il loro substrato sociale e politico? Per quali motivi le loro azioni non possono essere messe sullo stesso piano di quelle fasciste? Quali furono le ragioni della loro sconfitta?
Ricostruendo minuziosamente un particolare episodio storico, “I primi antifascisti” cerca di rispondere a questi quesiti, esplorando il clima che si respirava in Italia nei mesi precedenti alla marcia su Roma, mettendo in luce continuità e rotture di una violenza politica inaugurata dagli interventisti nel 1915.

http://www.umanitanova.org/n-25-anno-92/recensione-i-primi-antifascisti-sarzana-1921

Andrea Ventura è nato nel 1983 a Viareggio e si è laureato in storia contemporanea presso l’Università di Pisa con questo lavoro, sua prima pubblicazione. Si occupa di storia dei sindacati, dei movimenti sociali e politici, con particolare attenzione per la Toscana e la Liguria. Nel 2010 ha conseguito un Master di secondo livello in Didattica delle discipline letterarie, finanziato dalla provincia di Lucca.

LIVORNO RIBELLE E SOVVERSIVAlivorno
Arditi del popolo contro il fascismo 1921-1922

BFS Edizioni, 2012

di Marco Rossi

prefazione di G. Sacchetti

L’esperienza degli Arditi del popolo rientra pienamente tra le “anomalie” storiche e politiche del secolo scorso, tanto che per lungo tempo è stata oggetto di rimozione, da destra come da sinistra, nelle ricostruzioni degli eventi successivi alla Prima guerra mondiale.
A Livorno, l’arditismo popolare si ricollegò a quella tensione rivoluzionaria che aveva attraversato la composita collettività labronica durante le insorgenze risorgimentali e i conflitti sociali del Biennio rosso.
Fu così che – tra l’estate del 1921 e quella del ’22 – il sovversivismo dei quartieri proletari si oppose, con ogni mezzo necessario, allo squadrismo fascista. Questa fu a tutti gli effetti la prima strenua resistenza, anche se poi la memoria ufficiale ha preferito commemorare quella partigiana nella rituale festa nazionale del Venticinque aprile, evitando di ricordare come quella guerra civile era iniziata e cancellando anche coloro che praticarono l’antifascismo prima che la violenza reazionaria diventasse regime.

http://www.bfs.it/edizioni/libro.php?id=191

Marco Rossi è da tempo impegnato nella ricerca storica sulle vicende del movimento operaio dopo la Prima guerra mondiale, con particolare attenzione verso l’antifascismo anarchico. Con BFS edizioni ha dato alle stampe “Avanti siam ribelli. Appunti per una storia del Movimento anarchico nella Resistenza” e la prima edizione di “Arditi, non gendarmi! Dall’arditismo di guerra agli Arditi del popolo 1917-1922“. Ha inoltre pubblicato: “Il conto aperto. L’epurazione e il caso di Codevigo: appunti contro il revisionismo“, “I fantasmi di Weimar. Origini e maschere della destra rivoluzionaria” e “Ribelli senza congedo. Rivolte partigiane dopo la Liberazione, 1945-1947“.

SABATO 12 GENNAIO, ORE 17:00 SALA CONVEGNI DELLA BIBLIOTECA CIVICA DI CARRARA – PIAZZA D’ARMI

a seguire aperitivo





anno nuovo…

24 12 2012

locandina calendario copia





DA PASSANNANTE A MASTROGIOVANNI

19 11 2012

Il Centro Studi Libertari Pietro Gori di Empoli e l’ Archivio Storico delle Federazione anarchica Empolese “Oreste Ristori” organizzano due serate sul tema

conflittualità sociale – repressione – abusi di potere – omicidi di stato

24 novembre ore 16:00


Giovanni Passannante nativo di Salvia Di Lucania il 17 novembre 1878 compì un atto dimostrativo contro il re Umberto I° per richiamare l’attenzione del parlamento e dell’opinione pubblica sulle misere condizioni di vita della gente del sud. Questo gesto ruppe per primo “l’incantesimo del mito monarchico” e Garibaldi lo definì “precursore dell’avvenire”. Passannante fu punito prima con la torture e la condanna a morte, poi per “grazia regale” tramutata in ergastolo. Una grazia che fu per Passannante peggiore della morte perché di fatto fu sepolto vivo nel penitenziario di Portoferraio in una cella alta un metro e quaranta posta sotto il livello del mare nella completa oscurità, legato a catene di 18 Kg e nel completo isolamento. Rimase in queste condizioni disumane per ben dieci anni, si ammalò gravemente e finì con l’impazzire, trasferito nel manicomio criminale di Montelupo Fiorentino, morì pochi anni dopo nel 1910. Alla morte fu decapitato ed il suo corpo venne fatto sparire, mentre il suo cranio ed il suo cervello furono messi a disposizione del centro studi Lombrosiani. Perfino il nome del suo paese Salvia Di Lucania per imposizione del re fu cambiato in Savoia Di Lucania. La feroce repressione che lo Stato sabaudo scatenò in seguito al gesto di Passannante, aprì la caccia al complice coinvolgendo tutti, militanti anarchici ma anche simpatizzanti ed amici. La madre e la sorella di Passannante furono arrestate e rinchiuse nel manicomio di Aversa dove rimasero fino alla morte, tutti i parenti furono perseguitati e costretti a lasciare il paese. La proiezione del film su Passannante che proponiamo il 17 novembre come documento storico, non è per solo dovere o per attaccamento nostalgico alla figura di un sovversivo ma come spunto per far riflettere e discutere su come lo Stato attraverso i suoi apparati (magistratura, esercito, polizia, strutture sanitarie come i manicomi) travalichi i suoi enunciati e commetta abusi. ORA COME ALLORA IL POTERE DELLO STATO NON E’ CAMBIATO TANTO I documenti che presenteremo nell’evento del 24 novembre saranno oggetto di discussione, di riflessione e di proposte. Un esempio fra tutti è l’omicidio del maestro Mastrogiovanni, anarchico sottoposto arbitrariamente a TSO (trattamento sanitario obbligatorio) e senza motivo legato a un letto di contenzione per giorni senza cure, cibo e acqua nel reparto dell’ospedale psichiatrico di Vallo Della Lucania, dove morirà il 4 agosto del 2009 nella totale indifferenza degli operatori sanitari e delle istituzioni politiche competenti che ne sono stati i primi responsabili.
Un secolo e mezzo di storia d’Italia segnato da una striscia ininterrotta di sangue di cittadini che rivendicando la vera libertà, quella di essere se stessi e non soggetti passivi di uno stile di vita scaturito da “sacri e patriottici” dogmi (dio patria famiglia) hanno visto la loro vita stroncata dalla repressione esercitata ieri come oggi da uno Stato che ama definirsi benevolo, libero e repubblicano! La libertà non è un mito ma nasce dalla vita di cui è connaturata, e laddove la vita è incanalata, controllata, condizionata, la libertà muore. La libertà si concretizza nello spirito libertario, che il potere aborrisce e per esorcizzarlo straparla di democrazia e libertà, parole vuote intese a celare la natura violenta del dominio sociale che si articola in varie forme, fino alla violenza materiale e alla soppressione fisica. Nell’attuale Stato “democratico” come in quello monarchico, la vera libertà non di rado è affogata nel sangue! LIBERTA’ PAROLA ABUSATA PER ESSERE NEGATA
Il 30 novembre 1786 venivano abolite, formalmente, nel Granducato di Toscana la pena di morte e la tortura e le istituzioni ricordano tale data come una conquista di civiltà. Trascorsi più di due secoli, in realtà, in Italia lo Stato continua ad uccidere e torturare. Le vittime non sono solo i ribelli, i clandestini o gli appartenenti alle categorie sociali che il potere ha interesse a criminalizzare, ma anche inermi cittadini che si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato e ciò non avviene per triste casualità, ma è frutto di un disegno preciso: TERRORIZZARE.
Chi alza la testa e pensa autonomamente e propone una società più libera, giusta e solidale o, peggio ancora osa mettere in pratica modelli di vita diversi da quelli imposti dal potere, o rifiuta di sottomettersi allo sfruttamento morale, militare ed economico, brutalmente sarà represso. Il potere tramite la repressione vuole ribadire la propria supremazia ricordandoci la precarietà della nostra esistenza. Soprattutto in questo momento storico in cui il potere politico, economico e finanziario non è disposto a cedere neppure le briciole per diminuire il malcontento degli sfruttati e quando non sono sufficienti la disinformazione e il controllo preventivo esercitato da partiti e sindacati, la repressione diventa violenta. La classe capitalista come quella politica (corrotte, affaristiche, malavitose, incompetenti, insensibili e repressive) dimostra una perfetta continuità fra Regno Sabaudo Stato fascista e repubblica, dimostrata oltre che dai fatti storici, come la guerra al brigantaggio, gli stati d’assedio del 1894 e 1898, la violenza fascista, la strategia della tensione e le stragi (solo per elencare gli episodi più cruenti) dal persistere della stessa legislazione (ad esempio il Codice Rocco del 1930 che è l’attuale Codice Penale, con la differenza di alcune modifiche), come dai recenti decreti interpretativi, dalla eliminazione dei diritti sul lavoro e dalla emanazione di una fattispecie dei recenti reati associativi.

Ricordare le vittime della repressione non deve essere soltanto un doveroso momento di denuncia, di informazione e di riflessione ma trasmettere una solidarietà attiva. Deve tradursi nell’impegno per contrastare la repressione e gli abusi del potere, fino alla costruzione di un movimento che giunga a proclamare l’abolizione della psichiatria-coercitiva, del carcere, dei manicomi come strumenti inumani estranei ad una società dove la giustizia e la libertà siano sempre l’affrancamento del genere umano sfruttato e oppresso PER IL COMUNISMO LIBERTARIO E L’ANARCHIA