Ciao Raffaella

15 11 2012

“Noi portiamo un mondo nuovo qui, nei nostri cuori. Quel mondo sta crescendo in questo istante.”

Durruti

ImageQuesta la citazione preferita di Raffaella Ruberti, una citazione che la rappresenta e con cui vogliamo ricordarla.

Raffaella se ne è andata il 14 novembre, lasciando un vuoto incolmabile non solo per i parenti, gli amici, i compagni ma per tutto il movimento anarchico.

Figlia di Paola Nicolazzi e nipote di Alfonso, inizia giovanissima – all’età di 16 anni – la sua attività di militanza nei gruppi anarchici di Carrara, un’attività che è durata ininterrottamente per trent’anni.

Raffaella era sempre pronta a impegnarsi in tutte le iniziative di solidarietà e di lotta, tra le tante a cui ha preso parte ricordiamo le più significative.

Lavora con passione accanto allo zio nella tipografia “Il seme”, poi Cooperativa Tipolitografica dove collabora per molti anni alla stampa e alla diffusione di pubblicazioni del movimento libertario, tra cui il settimanale anarchico “Umanità Nova”.

Innumerevoli i suoi contributi a comitati sia locali che nazionali: sui temi ambientalisti e contro il nucleare, ad esempio la battaglia per la chiusura della Montedison; contro la repressione, nel coordinamento contro gli Omicidi di stato e in particolare nel Comitato per la Verità e la Giustizia per Mastrogiovanni, a cui ha preso parte attivamente fino all’ultimo nonostante la malattia, presenziando alla sentenza del 30 ottobre a Vallo della Lucania; per la salvaguardia dei beni comuni come l’acqua pubblica, il palazzo Politeama di Carrara – del cui comitato di difesa è stata fondatrice – e contro il traforo della Tambura.

Grande passione e impegno ha profuso negli ultimi cinque anni nella Biblioteca Archivio Germinal di Carrara, di cui era insostituibile anima e cuore, dando il suo contributo attivo non solo per le iniziative culturali o per la raccolta e catalogazione del materiale librario e archivistico ma soprattutto per la memoria storica di cui era portatrice grazie alla sua lunga militanza e ai numerosi contatti sparsi in tutto il paese.

Vogliamo ricordarla per la sua forza, il suo coraggio, la sua determinazione e la grinta accompagnati da una grande sensibilità ed empatia verso gli altri.

Il suo impegno sarà d’esempio a tutti i compagni e le compagne che porteranno avanti il suo lavoro e che faranno crescere il mondo nuovo che sognava.

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Processo Mastrogiovanni

4 11 2012

Si è concluso il processo di primo grado per l’uccisione di Francesco Mastrogiovanni. Condanna storica per alcuni medici a pene da due a quattro anni per falso, sequestro di persona e morte come atto conseguente ad altro reato.

L’archivio Germinal di Carrara, unitosi al folto gruppo di compagni intervenuti a Vallo per portare la propria solidarietà e stringersi intorno ai familiari di Franco nelle fasi finali del processo, riporta qui alcuni estratti dalle dichiarazioni e dal comunicato del Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni.

Per noi è soddisfacente la sentenza così come è stata stilata dal giudice, perché, così come non auspichiamo il carcere a nessuno, allo stesso modo vogliamo che nessuno possa essere ucciso in un ospedale pubblico, come invece è capitato a Franco”. G. Galzerano

Vallo della Lucania (Salerno), 30 ottobre  2012

Alla fine della 36ma udienza, alle ore 18.30 di martedì 30 ottobre 2012, il Presidente del Tribunale di Vallo della Lucania, Dr.ssa Elisabetta Garzo, con la voce rotta dalla solennità della sentenza e della decisione, nell’aula Giacumbi del primo piano superaffollata, legge il dispositivo della sentenza.

I sei medici, processati per la contenzione e per la conseguente morte di Francesco Mastrogiovanni, vengono condannati a pene variabili da due a quattro anni di reclusione per i reati di falso, sequestro di persona e morte come atto conseguente ad altro reato.

Vengono condannati i medici Michele Di Genio, Rocco Barone, Raffaele BassoAmerigo Mazza, Anna Angela Ruberto e Michele Della Pepa. I medici, tranne Della Pepa, sono stati inoltre interdetti dai pubblici uffici per 5 anni.

Tutti i dodici infermieri, per sette dei quali il PM aveva chiesto una condanna a due anni di reclusione, si portano l’assoluzione a casa.
Si attendono le motivazioni per capire.

Il tribunale inoltre condanna i medici e il Direttore Generale dell’ASL Salerno 3 alle spese legali e a risarcire i familiari di Francesco Mastrogiovanni e le parti civili e Associazioni che si sono costituite (Telefono Viola, Unasam, Iniziativa Antipsichiatria, Avvocati senza frontiere, Movimento per la Giustizia Robin Hood e ASL Salerno).

Questo risultato è stato possibile grazie a un agghiacciante video che ha filmato, minuto dopo minuto, l’agonia di Mastrogiovanni per tutta la durata della sua permanenza in ospedale. Un video che i medici non hanno fatto in tempo a distruggere, che li ha inchiodati alle loro responsabilità, per aver causato la morte di un uomo pacifico, tranquillo e niente affatto aggressivo come le implacabili e veritiere immagini ci mostrano, anche se gli avvocati degli imputati – pur smentiti dal video – hanno continuato a dire che era violento, aggressivo e non collaborativo.

Nel corso delle arringhe, gli avvocati hanno tentato di scagionare i propri clienti,  ad esempio quello del Dr. Mazza, che prima di chiedere l’assoluzione ha scusato l’assenza del suo cliente perché ancora stravolto da quanto successo, aggiungendo che questi lo avrebbe incaricato di esprimere il suo dolore pubblicamente alla famiglia di Mastrogiovanni. Con tre anni di ritardo!

Al funerale di Mastrogiovanni non si vide un solo medico né del reparto di psichiatria né dell’Asl Salerno 3 tra le duemila persone indignate che parteciparono, e solo adesso il dott. Mazza se ne ricorda. Né l’ASL ha mai espresso le condoglianze alla famiglia, anzi ufficialmente l’ASL non ha mai comunicato la morte di Mastrogiovanni alla famiglia. A darne la notizia per telefono alla sorella fu il sindaco di Castelnuovo Cilento.

Nel piazzale antistante il tribunale di fronte alla maestosa scritta in greco “Verità”, opera dello scultore cilentano Antonio Trotta, è esposto uno striscione che reca la scritta a caratteri cubitali «GIUSTIZIA PER MASTROGIOVANNI MORTO NELLE MANI DELLO STATO. PERCHE’ NON ACCADA MAI PIU’».

Durante tutto l’iter processuale non sono avvenuti mai incidenti e anche la lettura della sentenza è stata ascoltata da una folla silenziosa e rispettosa, con persone venute dalla Sicilia, dalla Calabria, dalle Marche, dalla Toscana, dall’Emilia Romagna, dal Lazio.

La sentenza – anche se tutti si aspettavano una condanna con qualche anno in più di reclusione – è stata accolta dalle lacrime dei familiari di Francesco Mastrogiovanni e dalla soddisfazione degli avvocati delle parti civili e dagli esponenti del Comitato Verità e Giustizia per Mastrogiovanni.

La sentenza del Tribunale di Vallo della Lucania afferma che la contenzione non è assolutamente un atto medico. Il teorema affermato anche in udienza dal direttore sanitario, Dott. Pantaleo Palladino, secondo il quale «la contenzione è terapia», e ripreso dagli avvocati degli imputati,  è stato sconfitto in nome della civiltà e dell’umanità.

Il Tribunale di Vallo della Lucania, ridando dignità alla memoria di Franco Mastrogiovanni, che è stato a lungo calunniato in questo processo, in cui è stato dipinto sempre come violento, aggressivo, incurante della persona, ha stabilito che la contenzione dei pazienti non è assolutamente un atto terapeutico, né medico, né legale. Da oggi sia i parenti che i pazienti contenuti negli ospedali, negli ospizi e nelle case di cura possono chiedere e ottenere di essere slegati. La contenzione è un reato. Lo ha stabilito il Tribunale di Vallo della Lucania!

Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni





Nato libero! giornata in ricordo di Remo Tartari

15 10 2012

Sabato 20 Ottobre 2012 si terrà un’iniziativa in ricordo dell’anarchico ferrarese Remo Tartari promossa dal Gruppo Libertario Remo Tartari presso la Sala Conferenze della Residenza Santo Spirito in Vicolo Santo Spirito 11 a Ferrara.
L’iniziativa è dedicata inoltre ad altri 2 amici molto legati a Remo: Marco Felloni e Stefano Tassinari.
Il programma prevede:
Ore 15:30 Presentazione
Ore 15:40 Proiezione del cortometraggio “Nato Libero” di Marco Felloni
Ore 16:30 Lettura del racconto di Stefano Tassinari “in ricordo dell’anarchico Remo Tartari (1902 – 1997)”, a cura di Fabio Mangolini
Ore 16:50 Prospettiva storica sull’anarchismo ferrarese
Ore 17:30 Dibattito





Udienza per la reintegrazione di Riccardo Antonini

30 09 2012

Martedì 2 ottobre alle ore 9.30, al Tribunale di Lucca in via Galli Tassi 61, l’udienza per la reintegrazione di Riccardo Antonini, ferroviere licenziato il 7 novembre 2011

Due ‘diversi’ indagati: storie opposte

 Mauro Moretti, A.D. di FS, è indagato per il disastro ferroviario di Viareggio del 29 giugno. Alla conclusione delle indagini, il 28 giugno scorso, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per lui, altri A.D. e dirigenti delle ferrovie. La politica ferroviaria di Moretti, in sintonia con i suoi predecessori, ha accelerato processi di ristrutturazione, liberalizzazione e privatizzazione, che hanno peggiorato il carattere sociale e pubblico delle ferrovie, a danno di viaggiatori e pendolari, e penalizzato la sicurezza. Basta ricordare gravissimi incidenti come Piacenza e Crevalcore e i 34 lavoratori morti sui binari dal 2007 ad oggi!

Dopo la strage di Viareggio, Moretti è stato riconfermato alla guida delle Fs e presidente delle ferrovie europee, presidente del Collegio ingegneri ferroviari, nominato membro del direttivo di Confindustria e cavaliere dal presidente Napolitano. E fa il sindaco a Mompeo (Rieti). Coccolato da istituzioni, governanti, politici … viene invitato a inaugurazioni, conferenze, convegni. Lui stesso organizza appuntamenti e convegni come sulla sicurezza (?), il 22 maggio a Roma, dove ha teorizzato la sicurezza accettabile. In questi anni ha licenziato, sanzionato e sospeso, rivendicandolo con vanto, ferrovieri delegati alla sicurezza e impegnati su sicurezza e trasporto pubblico.

Riccardo Antonini, dipendente di Rfi, licenziato da Moretti il 7 novembre scorso per non aver rinunciato all’incarico gratuito di consulente di familiari prima e del sindacato dopo, nell’incidente probatorio per la strage di Viareggio.

Indagato, dal 31 luglio, assieme ad altre 24 persone, di “violenza privata” con l’accusa di aver impedito a Moretti di parlare alla festa del Pd a Genova il 9 settembre scorso per ‘offesa all’onore e al decoro di Moretti’. Circostanza, quella di Genova, falsa e pretestuosa, ma utile a Moretti, sottolineata anche nel provvedimento di licenziamento e in comunicati pubblici per strappare consensi alla sua rappresaglia con il tentativo di nascondere il vero motivo del licenziamento: il fatto che Riccardo non si sia piegato alle intimidazioni e alle minacce di Moretti di cessare immediatamente l’impegno nell’incidente probatorio per la ricerca della verità e delle responsabilità.

Nei 33 anni di ferrovia, Riccardo ha sempre lottato per la sicurezza e la salute in ferrovia, contro licenziamenti, sospensioni e intimidazioni nei confronti di tanti ferrovieri. Assieme a ferrovieri e cittadini, dopo la strage di Viareggio, ha dato vita all’Assemblea 29 giugno, una realtà organizzata a fianco dei familiari delle vittime impegnata in questa battaglia per sicurezza, verità e giustizia.

Per Moretti la strage di Viareggio è stata uno ‘spiacevolissimo episodio, per Riccardo spiacevole episodio è stato il suo licenziamento perché risolvibile, ma anche se così non fosse non sarebbe la fine del mondo. Per Moretti “basta un incidente in ferrovia e sembra che caschi il mondo”, per Riccardo il mondo è crollato proprio ai familiari che nella strage hanno perso per sempre i loro cari. Due modi contrapposti di intendere la realtà, due modi differenti di intendere le parole. Noi abbiamo scelto con quale storia stare.

Viareggio, 26 settembre 2012             – AssociazioneIl mondo che vorrei” – Assemblea 29 giugno

 

Il licenziamento di Riccardo è frutto della mobilitazione sulla strage di Viareggio del 29 giugno 2009 (32 vittime, numerosi feriti e sopravvissuti) in corso da oltre 3 anni.

La mattina del 2 ottobre, dalle ore 9.00 a Lucca, di fronte al Tribunale abbiamo promosso un presidio di solidarietà e sostegno, per non dimenticare e per rivendicare sicurezza, verità e giustizia sulla strage. Da Viareggio l’appuntamento è alle ore 8.00 nel piazzale Pam.





Forme di resistenza e di organizzazione libertaria nel sud Europa

26 09 2012

Il 28 ed il 29 settembre si terranno ad Atene due giorni di incontri e dibattiti che vedranno come protagoniste alcune realtà italiane di lotta e pratica libertaria, in un confronto con le esperienze che stanno maturando in Grecia da qualche anno.

Sebbene il movimento anarchico e libertario greco  sia  relativamente giovane è attivo e presente a livello locale con molte iniziative di lotta e di organizzazione.

L’iniziativa è stata ideata dalla rivista Eutopia (http://www.eutopia.gr) e dal gruppo dei Comunisti Libertari di Atene (http://eleftheriakoi-it.blogspot.it)

 

Di seguito il programma e la presentazione dell’evento

L’Europa del sud tende a diventare un’ altra Selvaggia Eldorado del capitalismo globale. Sotto la pressione della crisi economica, si tenta lo sbaraglio di ogni diritto lavorativo e di ogni possibilita di autodefinizione sociale.

Ma la desertificazione sociale che stanno cercando di imporre si trova molto piu lontano di quanto credono. Nuove lotte nascono incontrando le esperienze e le strutture che da anni esistono ed illuminano la lotta per la liberazione sociale. Accanto a noi, nella penisola italiana, le nuove lotte locali per l’ambiente ed il territorio vengono ad incontrare forme di organizzazione libertaria. Queste lotte e queste esperienze hanno un grande valore per quelli che lottano qui, in modi simili e ponendo domande simili.

E’ la lotta dei NO-Tav nel nord Italia contro i treni ad alta velocita che distruggono vasti territorii. E’ la Federazione Municipale di Base della zona di Spezzano Albanese nell Sud Italia che già da anni è realtà di auto-organizzazione per il comunalismo libertario, tramite metodi di lotta di democrazia diretta in ambito locale. E’ la commune agricola libertaria di Urupia, pure nel sud Italia, che ha dimostrato che l’economia anarcocomunista può essere una realtàe non un semplice slogan.

Queste lotte e questi progetti si trovano accanto a noi e noi ci troviamo accanto a loro, perche oltre a l’importantissimo scambio di opinioni, sappiamo bene che la solidartietà e la nostra arma migliore.”

venerdi 28/9

18:30   La lotta dell No Tav in Val di Susa contro la creazione della lina d’alta velocita                        relatori:Maria Matteo, Emilio Penna (mov.NO TAV, Torino)

sabato 29/9

17:30 L’ esperienza della Federazione Municipale di Base (FMB) di Spezzano Albanese     relatore:Domenico Liguori, FMB Spezzano Albanese

19:30 La commune agricola libertaria Urupia: realizzando il comunismo                                           relatori: Due communarde di Urupia

 

 





Non vogliamo altri casi Mastrogiovanni

9 08 2012

Qualche anno fa, a Vallo della Lucania, un uomo venne braccato da un imponente schieramento di forze dell’ordine per aver commesso un’infrazione stradale. L’uomo era conosciuto dai servizi psichiatrici territoriali, si chiamava Francesco Mastrogiovanni e per questo scattò nei suoi confronti un Trattamento Sanitario Obbligatorio. Per chiunque altro sarebbe finito tutto con una multa o, nel peggiore dei casi, con un ritiro della patente. Ma per il maestro delle elementari la vicenda si concluse in un reparto di psichiatria dove trovò la morte dopo 4 giorni di contenzione forzata. Un’altra storia simile avvenne in Sardegna, dove Giuseppe Casu, venditore ambulante, mentre protestava per il diniego dell’autorizzazione a occupare il suolo pubblico veniva internato e moriva nel reparto psichiatrico di Cagliari dopo diversi giorni di letto di contenzione.
In realtà si tratta di storie dall’origine più disparata, che non avrebbero niente in comune tra di loro se non fossero accomunate dal ricovero in un reparto psichiatrico in seguito al quale è sopraggiunta la morte.

In Italia la detenzione psichiatrica, ovvero il Trattamento Sanitario Obbligatorio, è regolamentata dalla legge 180 del 1978. Questa per arginare gli abusi del sistema Manicomiale sancì tutta una serie di norme che resero l’internamento coatto un provvedimento amministrativo temporaneo, proposto da medici, autorizzato dal Sindaco, in qualità di autorità sanitaria locale e convalidato dal giudice Tutelare, entro tempi prestabiliti. Omissioni e ritardi producevano la nullità del provvedimento amministrativo da realizzarsi solo ed esclusivamente nei reparti psichiatrici di ospedali generali. La riforma Basaglia, come venne soprannominata, condusse gradualmente alla chiusura delle grandi strutture manicomiali e alla nascita degli SPDC (Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura), dove si sarebbero dovute internare persone solo per gravi ed urgenti motivi e per un periodo di tempo limitato ad una settimana, prolungabile con una richiesta di proroga e con la convalida
del Giudice Tutelare. La legge Basaglia stabilì in sostanza una procedura formale che avrebbe dovuto funzionare da antidoto agli abusi manicomiali. Un tentativo di imbrigliare gli eventuali abusi psichiatrici nelle maglie di una burocrazia che dava, a chiunque ne avesse l’interesse, il diritto a ricorrere verso tale provvedimento, una sorta di controllo democratico sull’operato dell’istituzione psichiatrica che nel suo passato manicomiale si era contraddistinta per particolari violazioni ed atrocità.

A Pisa esiste il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud che si muove ormai da più di un decennio in difesa dei diritti fondamentali delle persone che diventano pazienti psichiatrici e vengono quindi sottoposti al TSO. Il Collettivo viene contattato dai diretti interessati quando sono in reparto, da familiari, da amici e vengono richiesti consigli, informazioni legali e sui farmaci, viene chiesto
aiuto e sostegno o semplicemente di essere ascoltati per denunciare quello che per loro è un abuso. In questo modo pervengono all’orecchio del Collettivo molte storie di vita che quando vengono verificate e approfondite risultano complicate dalla psichiatria stessa.
Come la storia di un uomo, pervenuta di recente all’orecchio del Collettivo, al quale la psichiatria aveva intenzione di fare l’elettroshock. Il signore in questione è stato ricoverato per più di venti giorni all’ospedale Santa Chiara di Pisa senza essere oggetto di alcun provvedimento di trattamento sanitario obbligatorio. In maniera preventiva, non appena l’uomo arrivava al reparto di psichiatria veniva immediatamente legato. L’uomo era li perché non mangiava più da due settimane, ma fu immediatamente legato al letto e solo diversi giorni dopo alimentato. Questa storia è emblematica del fatto che gli psichiatri abbiano avuto immediata premura di legare la persona al letto e di proporre l’elettroshock, ma non di alimentarla. Negli stati di anoressia, quando necessita un’alimentazione forzata, si arriva spesso a legare al letto per prevenire il rischio che il paziente si tolga il sondino naso-gastrico, ma nel caso di quest’uomo la misura di sicurezza preventiva è stata antecedente addirittura all’alimentazione, prolungando così il suo digiuno.

Spesso durante i ricoveri psichiatrici vengono omessi gli obblighi di legge previsti dalla legge 180, procrastinando illegalmente nel tempo, anche per settimane, la formalizzazione del TSO. Re-legare a letto produce rischi per l’apparato respiratorio, mina le capacità motorie e compromette gravemente l’autonomia di una qualunque persona, specialmente per periodi prolungati. Inoltre la risposta omologante e uguale per tutti che si sostanzia nella somministrazione di psicofarmaci, presso il proprio domicilio, in day hospital, in casa famiglia o in reparto, rende la psichiatria pubblica come una sorta di dispositivo di controllo dal quale, una volta entrati, non è facile uscire, facendo sentire le persone completamente espropriate della facoltà di decidere della propria esistenza. In nome di una presunta e presupposta pericolosità sociale, che è sempre importante ricordare non proviene da una sentenza di un tribunale, ma di fatto dal semplice giudizio psichiatrico, vengono limitati i diritti costituzionali delle persone. Dalla esperienza del Collettivo questo approccio psichiatrico alla questione che fa della persona “malata” un nemico della società dal quale bisogna difendersi, produce una sorta di stato di guerra permanente che ad esempio porta alla contenzione al letto anche persone molto pacifiche. Tra l’istituzione e le persone coinvolte c’è una vera e propria guerra fredda in nome della sicurezza preventiva e questo conduce inevitabilmente all’innalzamento di muri di incomprensione e alla degenerazione delle vicende di cui la psichiatria si prende carico.

Tutte le cure dovrebbero essere volontarie senza eccezione per le “patologie psichiatriche”, solo con l’abolizione del TSO si possono superare gli abusi che si sono perpetrati nei manicomi e che oggi
continuano nei reparti di psichiatria. Per non avere altri casi Mastrogiovanni, bisognerebbe smetterla di legare persone, e capire che chiunque se viene maltrattato e forzato diventa pericoloso per chi lo maltratta e lo forza. Al di là di tanta bella teoria, nella realtà dei fatti, la psichiatria pubblica non cerca di conoscere la storia ed il vissuto delle persone, per tutti esiste una sola risposta terapeutica:
quella farmacologica o tutto al più l’elettroshock. Chi non ha abbastanza denaro e non può permettersi uno specialista privato o scegliere liberamente una struttura dove ricoverarsi difficilmente sarà capace di sottrarsi ad un destino che altri hanno “prescritto” per lui.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud – Pisa tel. 335 7002669
antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org
Collettivo Telefono Viola- Milano





A testa alta! Ugo Fedeli e l’anarchismo internazionale dal 1911 al 1933

25 06 2012

Sabato 23 febbraio presentiamo il libro di Antonio Senta “A testa alta! Ugo Fedeli e l’anarchismo internazionele dal 1911 al 1933”

Nato nel 1898 a Milano, operaio e storico autodidatta, Ugo Fedeli diventa presto custode della memoria del movimento anarchico internazionale. Vive i primi decenni del secolo scorso e li racconta nei suoi diari: anarchico sin da giovanissimo, fa attiva campagna antimilitarista e al tempo della Grande Guerra diserta in Svizzera. Tornato a Milano, partecipa al Biennio Rosso e si trova coinvolto nell’attentato del teatro Diana. Questo fatto è uno spartiacque nella storia d’Italia e nella vita di Fedeli: i fascisti conquistano spazio, mentre Ugo è costretto alla fuga. Da qui comincia la sua odissea.
Ripara in Russia, ma dopo meno di un anno deve scappare anche da lì e si stabilisce prima a Berlino e poi, sul finire del 1923, a Parigi, dove partecipa a tutte le concitate vicende del fuoriuscitismo e al dibattito interno al movimento libertario. Intimo di Luigi Fabbri e Camillo Berneri, dà vita a una moltitudine di iniziative editoriali, rimanendo insieme sempre convinto fautore dell’azione diretta e senza deleghe. Espulso anche dalla Francia, alla fine degli anni Venti varca l’oceano e si trasferisce a Montevideo, dove vive in prima persona le vicende dell’anarchismo platense fino al 1933, anno in cui sarà deportato nelle prigioni italiane in quanto “indesiderato”.
Attraverso la testimonianza di Fedeli vediamo così all’opera in una prospettiva internazionale i maggiori militanti anarchici di questi anni alle prese con alcune vicende della storia sociale della prima metà del Novecento, quali la guerra mondiale, la Rivoluzione russa, l’ascesa dei fascismi, e con temi interni al movimento anarchico, come il rapporto con il sindacato e con le altre formazioni della sinistra, la questione dell’organizzazione e l’individualismo, la violenza rivoluzionaria e il diritto alla réprise.

ORE 17:00 SALA CONVEGNI DELLA BIBLIOTECA CIVICA DI CARRARA

PIAZZA D’ARMI

A SEGUIRE APERITIVO

disponibile in prestito lettura presso la Biblioteca Archivio Germinal

acquistabile presso la Biblioteca Archivio Germinal o il Circolo Fiaschi di Carrara oppure edizioni ZIC